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Se c’è un’alternativa batta un colpo

Air France-Klm non parteciperà all’aumento di capitale di Alitalia, ma non è escluso che il matrimonio tra le due società sia solo rinviato di qualche mese. E che il dossier ritorni d’attualità la prossima primavera.
È questo il senso delle dichiarazioni rilasciate dal presidente del gruppo franco-olandese Alexandre de Juniac durante un incontro con alcuni giornalisti italiani per spiegare il voto contrario al nuovo, «coraggioso» piano industriale presentato dal management dell’ex compagnia di bandiera (mercoledì sera in cda) e il comunicato diffuso da Parigi ieri mattina.
«Air France-Klm conferma il suo impegno a rimanere un partner leale e serio di Alitalia – diceva la nota – nella continuità del partenariato industriale in atto. Il gruppo continuerà a basarsi sugli eccellenti risultati di Alitalia in termini di performance operativa, di qualità del servizio e di controllo dei costi. Questo partenariato, firmato nel 2009 per una durata di otto anni, contiene numerose atout per le due società».
Quanto alla decisione di non sottoscrivere l’aumento, Air France-Klm sottolinea che «seppure la parte industriale del nuovo piano vada nella giusta direzione e abbia quindi il pieno sostegno del gruppo, le indispensabili misure di ristrutturazione finanziaria non ci sono ancora».
«Alitalia è troppo indebitata – ha detto de Juniac – e ha urgente bisogno di una ristrutturazione del suo passivo. Mi rendo conto che i negoziati con i creditori, banche e fornitori, sono sempre lunghi, difficili e dolorosi. Ma su questo fronte non ci è stato presentato nulla».
L’orientamento negativo di Air France-Klm ha in realtà preso forma alla fine di ottobre, quando l’amministratore delegato Gabriele Del Torchio ha respinto la richiesta di de Juniac (presentata per iscritto il 18 ottobre) di poter realizzare una due diligence sulla società, in modo da poter avere tutte le informazioni necessarie sui conti di Alitalia. Richiesta inusuale, certo. Non è abituale che un azionista (nel caso specifico partner ma anche concorrente) chieda di poter effettuare un proprio audit in occasione di un aumento di capitale. Suona come una dimostrazione di sfiducia nei confronti del management. E ipotizza che l’informazione non sia stata totalmente trasparente.
Ma è appunto quello che più o meno dice de Juniac: «Quando si chiede a qualcuno di tirare fuori dei soldi gli si dà tutta l’informazione necessaria, altrimenti i soldi non li mette. Il rifiuto di Alitalia ci ha scoraggiati. Come ci ha scoraggiato il fatto di non essere mai stati minimamente coinvolti nell’elaborazione del industriale. Quando siamo gli unici operatori del settore al tavolo del consiglio, per di più impegnati a nostra volta nell’applicazione di un piano di risanamento. Qualche expertise insomma avremmo forse potuto fornirla. Tanto più che siamo sempre stati un azionista corretto».
De Juniac tiene anche a precisare che Air France-Klm «non ha mai chiesto tagli, non ha mai pensato di declassare Alitalia allo status di compagnia regionale, non ha mai pensato di togliere a Fiumicino il suo rango di hub e men che meno ha immaginato, o addirittura augurato, un fallimento di Alitalia per poterla acquisire per una manciata di euro».
«Sono tutte sciocchezze – sbotta il presidente del gruppo – e sarebbe davvero idiota da parte nostra. Abbiamo tutti l’interesse che Alitalia superi questa fase di difficoltà e rimaniamo convinti che possa essere una delle componenti per lo sviluppo di un grande gruppo europeo. Anche perché è sbagliato pensare di poter stare sul mercato italiano senza una presenza forte e per noi quella presenza è Alitalia».
Air France-Klm ribadisce quindi di voler essere il partner industriale di Alitalia, nella speranza che «il tempo giochi a favore di tutti e due». Del gruppo franco-olandese – con i risultati del suo piano Transform 2015, finalizzato tra l’altro a ridurre il debito dagli attuali 5,4 miliardi a 4,5 miliardi – e dell’ex compagnia di bandiera, con l’auspicato piano di ristrutturazione finanziaria.
Quanto a possibili altri partner, de Juniac dice che «se ci sono e quando arriveranno valuteremo il loro atteggiamento». Il presidente del gruppo – che dovrebbe vedere la propria quota diluita dall’attuale 25% a circa il 7% – ha infine negato pressioni particolari, sostenendo che «il comportamento dei poteri pubblici italiani è stato esemplare».

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