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«Se cala lo spread ripresa nel 2013»

di Rossella Bocciarelli

Ci attende un anno molto più duro di quanto si stimasse fino a poco tempo fa ma l'Italia è in grado di farcela e, con un po' di apprezzamento dei mercati per gli imponenti sforzi fatti sul fronte della finanza pubblica, anche di uscire presto dal tunnel della recessione.
È il messaggio implicito nel bollettino economico della Banca d'Italia che per far luce su un futuro prossimo avvolto dall'incertezza della crisi dei debiti sovrani presenta due scenari macroeconomici. Il primo assume come ipotesi che la dannazione dello spread tra il rendimento del BTp e del Bund tedesco pari a 500 punti base permanga per i prossimi due anni. In questo caso il Pil scenderà dell'1,5% nella media del 2012 dopo essersi ridotto dello 0,4 per cento nel 2011 e l'attività economica tornerà a crescere a partire dal primo trimestre dell'anno prossimo, anche se per effetto della flessione stimata per quest'anno la crescita media nel 2013 sarebbe pari a zero.
Si tratta di una valutazione abbastanza simile dal punto di vista quantitativo a quella recentemente pubblicata dal Centro studi Confindustria e si colloca più o meno a metà della gamma estremamente ampia di stime dei previsori privati (c'è chi vede più in rosa ma anche chi molto più in nero sul futuro dell'Italia, come dimostra il recente downgrading di S&P's e come si evince da un grafico pubblicato nello stesso bollettino per dar conto dell'estrema incertezza sugli sviluppi della crisi internazionale in corso). Il motore principale dell'economia italiana restano in ogni caso le esportazioni, che rallenterebbero fino a un +0,6 per cento nel 2012 per poi tornare a crescere del cinque per cento l'anno successivo. Dovrebbe invece verificarsi una forte contrazione degli investimenti (-4,9% quest'anno) per via del peggioramento delle condizioni di finanziamento e del deterioramento delle prospettive della domanda.
E veniamo al secondo scenario presentato nel bollettino Bankitalia. In questo caso si assume che si verifichi una riduzione dei costi del finanziamento del settore pubblico e privato e una riduzione rispetto al spread attuali di 200 punti base (in pratica, se si tornasse alla situazione dell'estate scorsa): la contrazione del 2012 si fermerebbe all'1,2% e il prodotto tornerebbe a crescere dello 0,8% nel 2013 con un rimbalzo molto più rapido.
Ma in entrambi gli scenari, sottolinea il bollettino, «le tre manovre correttive disposte tra luglio e dicembre permettono di conseguire un avanzo primario dell'ordine del 5 per cento e una prima riduzione del debito pubblico/pil». La flessione di questo rapporto, spiega ancora Bankitalia, sarebbe più accentuata nel secondo scenario tornando verso i livelli del 2010 (era al 119 per cento) e verrebbe sostanzialmente conseguito il pareggio di bilancio. La sostenibilità del debito, in ogni caso, certifica Bankitalia, è garantita, grazie a tre manovre da 80 miliardi varate da luglio a oggi.
Adesso, sottolinea l'editoriale del Bollettino di via Nazionale, «la priorità è ora la creazione di condizioni favorevoli per il rilancio dell'economia italiana». Le misure strutturali in gestazione «se ben disegnate e prontamente attuate – dice Bankitalia – stimolando la capacità potenziale di crescita del prodotto possono influenzare positivamente le aspettative dei mercati e le decisioni di spesa di famiglie e imprese, riverberandosi favorevolmente non solo sul lungo periodo ma anche sui risultati di quest'anno e del prossimo».
L'analisi di via Nazionale, tuttavia, non prescinde certo dall'incognita rappresentata in questo momento dalla effettiva capacità di assumere decisioni rapide da parte dei leader europei attraverso il varo di strumenti per la stabilità finanziaria come l'Efsf e l'Esm.
Un peggioramento della fiducia nella capacità dei governi europei di affrontare la crisi del debito, si osserva infatti, potrebbe avere conseguenze molto gravi sui tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento». Condizioni che renderebbero «possibile un più marcato rallentamento dell'economia mondiale».

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