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Scure del Tesoro sulle agevolazioni Municipalizzate ecco la stretta

La crescita c’è, il negoziato per ottenere la flessibilità da Bruxelles a fronte di riforme e investimenti è imbastito. «Ci sarà un “tesoretto” dal rialzo del Pil nel Def, e per il bonus assunzioni la copertura c’è», ha detto ieri il ministro del Lavoro Poletti. Ma per fare i 25 miliardi, e forse più, richiesti dalla legge di Stabilità del prossimo anno, evitare l’aumento dell’Iva, abolire la Tasi prima casa, concedere sgravi al Sud e prorogare gli incentivi per le assunzioni, manca ancora il piatto forte, cioè la spending review. A questa operazione si chiedono 10 miliardi sui quali si sta lavorando senza sosta. Della somma circa 7-8 miliardi dovrebbero venire da tagli agli sprechi, maggiore efficienza e interventi di eliminazione di spese. Mentre 2-3 miliardi verrebbero dall’intervento sulle tax expenditures di cui si parla da tempo: si tratta, i altri termini di detrazioni e deduzioni per spese specifiche (escluse naturalmente quelle per lavoro e carichi familiari) ma che potrebbero toccare attività oggi incentivate come mutui, assicurazioni, spese sanitarie o minori come palestre o medicinali per animali domestici. Tra le opzioni: l’introduzione di un tetto complessivo (del 3-4 per cento del reddito imponibile lordo) per ciascun contribuente lasciando intatte tutte le agevolazioni; oppure l’eliminazione di detrazioni o deduzioni che vengono utilizzate da 200-400 mila contribuenti e dunque giudicate settoriali e non di sistema.
Tornando al capitolo delle spese, dei 7-8 miliardi, fino a 6 verrebbero dal tradizionale intervento sull’acquisto di beni e servizi dei ministeri: in questo caso almeno 1,5 miliardi verrebbero dalla riduzione a 35 delle stazioni appaltanti messa a punto nel serrato ambito della spending review. Ad incrementare l’azione contribuirebbero le misure del decreto Madia (che comunque per essere applicato ha bisogno di una ventina di decreti legislativi) e che prevede riduzione delle Prefetture, accorpamento del Corpo Forestale con i Carabinieri ed altre razionalizzazioni di effetto non immediato. Si lavora anche sulle municipalizzate: oltre al taglio dei fondi per il trasporto pubblico locale, torna in ballo la riduzione del numero di revisori e amministratori ed un piano per spingere gli enti locali a vendere o a accorpare le società pubbliche.
Tutto ciò non basterà e per questo motivo voci sempre più ricorrenti indicano un nuovo intervento sulla sanità. Per il 2016 l’incremento del fondo del Servizio sanitario nazionale è previsto in 3,3 miliardi: l’idea, sulla quale il ministro della Salute Lorenzin, ha già fatto muro, sarebbe quella di limitare l’aumento ad 1,5-2 miliardi. Dopo il taglio della diagnostica a fronte di un basso tasso di rischio (il 18 settembre arriverà il decreto che scatenò la polemica prima dell’estate) si profilerebbe il commissariamento per gli ospedali che non sono in grado di mettere in atto un piano di rientro dai debiti.
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