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Scuole chiuse in zona rossa e dove i contagi crescono Ipotesi anno più lungo

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ordine e grado chiuse automaticamente in zona rossa ( asili compresi) mentre, in caso di raggiungimento della soglia limite di rischio di 250 casi settimanali ogni 100.000 abitanti in territori in giallo o in arancione, toccherà ai governatori o ai presidenti delle province autonome assumersi la responsabilità di rimandare i bambini e i ragazzi a casa. Se — come sta già accadendo nelle decine di zone in arancione scuro — decideranno di adottare ulteriori restrizioni rispetto a quelle previste dal Dpcm nazionale, potranno anche chiudere le scuole e ripristinare la Didattica a distanza per tutti. È quello che voleva il ministro della scuola, Patrizio Bianchi, che lunedì sera, in cabina di regia, si era energicamente opposto all’ipotesi di prevedere un meccanismo automatico di chiusura degli istituti nelle zone arancioni dove, invece, sarebbero rimasti aperti negozi e centri commerciali. I presidenti delle Regioni potranno intervenire anche «in caso di motivata ed eccezionale situazione di peggioramento della situazione epidemiologica». Chiusure localizzate non per forza valide in tutta la regione, ma solo nei territori, comuni, province dove il dilagare delle varianti dovesse mandare fuori controllo l’epidemia.
Misure che — il governo lo ha ben chiaro — porteranno purtroppo progressivamente alla chiusura di centinaia di scuole, rilanciando l’ipotesi, contestata, di un allungamento del calendario scolastico. «Il tema della scuola è decisivo, c’è l’attenzione di tutto il governo. Abbiamo deciso queste misure — spiega il ministro della Salute, Roberto Speranza — perché c’è un fatto nuovo, la capacità d’impatto della variante inglese sulle generazioni più giovani, che diffonde il contagio e che può aumentare la velocità della curva. Continueremo ad analizzare i dati e valuteremo se ci sarà necessità di aggiornare le misure. Io ritengo che ci sarà bisogno di un’ulteriore riflessione su un eventuale allungamento del calendario scolastico».
Su richiesta del ministro del Lavoro Andrea Orlando, il Dpcm prevede la riproposizione dei congedi parentali per genitori con figli minori di 14 anni. «Un sostegno importante ai lavoratori, alle famiglie e alle donne sulle quali grava molta parte del peso di questi mesi così drammatici» dice Orlando. Nel nuovo decreto sostegno, per i congedi parentali saranno stanziati 200 milioni, annuncia la ministra per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini che sottolinea: «La chiusura delle scuole è una misura eccezionale, il nostro intendimento è mantenerle aperte».
Le Regioni borbottano. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, contesta il parametro dei 250 casi ogni 100.000 abitanti: «È evidente che penalizza le Regioni che fanno più tamponi », osserva. Anche Michele Emiliano (Puglia) avrebbe preferito che la chiusura delle scuole fosse automaticamente disposta dal governo e non lasciata alle Regioni. Fontana e Fedriga si apprestano a firmare le prime chiusure. « Non abbiamo assunto ancora alcuna decisione ma dovremo intervenire anche nell’ambito scolastico sul quale pensiamo di applicare le restrizioni a partire da lunedì in maniera uniforme», annuncia il presidente del Friuli Venezia Giulia. Tra i pochi soddisfatti c’è Giovanni Toti: «Considero positivamente il fatto che si torni a dare autonomia alle Regioni sul tema delle scuole».
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