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Scuola,la riforma diventa legge ma il Pd si spacca

La “buona scuola” è legge, tra le proteste dei sindacati dei docenti, Cobas in testa, in piazza Montecitorio. L’Aula della Camera, in terza lettura, ha dato il via libera alla riforma del sistema scolastico del governo, con 277 sì, 173 no e 4 astenuti. Contrari, M5S, Forza Italia, Lega, Sel, Alternativa libera, Fratelli d’Italia.
Quattro astenuti. Il premier Renzi esulta: «È il più grande sforzo di riforme strutturali della storia repubblicana. Ora avanti su fisco e Pa». In un tweet, ha sottolineato il risvolto occupazionale: «Centomila assunzioni, più merito, più autonomia». Su questo punto è intervenuto anche ilministro dell’Istruzione. «Le assunzioni – ha detto Stefania Giannini – non sono né dovute né fittizie, sono nuovi posti, risorse umane che vanno alla scuola». «Non c’è una legge perfetta – ha aggiunto il ministro, quasi rispondendo alle proteste sindacali- ci saranno punti deboli e ci sarà la possibilità di correggerli, ma è una grande opportunità, che consegniamo nelle mani di studenti, famiglie e insegnanti». Ma al Pd l’approvazione del ddl è costata una spaccatura interna. L’assenso meno ampio del previsto – è la riforma meno votata del governo Renzi- è stato provocato dalla decisione di 39 deputati dem, 24 della minoranza, tra i quali Bersani e Cuperlo, di non partecipare al voto. In 5, tra cui D’Attorre, hanno votato no. Prima delle votazioni, s’è consumata in Aula una bagarre inscenata dalle opposizioni. Sel, durante le dichiarazioni di voto finali, ha esposto cartelli con la scritta Oxi (mutuando il “no” del referendum greco), mentre tutti i deputati del M5S hanno letto, in coro e in piedi, i tre articoli – 3, 33 e 34- della Costituzione dedicati alla scuola. Prima di loro, i deputati del Carroccio avevano sventolato fogli che intimavano “Giù le mani dai bambini” costringendo la presidenza a sospendere la seduta per alcuni minuti, e a espellere dall’aula il capogruppo Fedriga. Fi s’è spaccata, con Renato Brunetta, capogruppo, che l’ha bocciata (« Se si arriverà a un referendum, voteremo sì», ha detto), ma ben 4 esponenti vicini a Denis Verdini (Faenzi, Pairsi, D’Alessandro, Mottola ) hanno votato per il sì. Il fronte del dissenso, tuttavia, resta agguerrito. I sindacati, che hanno visto sfumare la possibilità di incassare le modifiche richieste, stanno preparando un’offensiva per settembre.
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