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Scuola, primo sì alla riforma

La riforma della scuola di marca renziana supera la prima boa, tra le proteste di studenti e docenti che non accennano a scemare e un nuovo sciopero, questa volta concentrato sugli scrutini, all’orizzonte. La camera ha approvato ieri, con 316 sì, 137 no e 1 astenuto, il disegno di legge di «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione», con deleghe al governo a legiferare su tutta una serie di materie, dalla formazione iniziale dei futuri insegnanti alla riforma del sistema di istruzione ed educazione 0-6 anni. Il testo ora passa al senato, dove già si annuncia una nuova, e questa volta più cruenta, battaglia politica. I poteri dei dirigenti, in particolare per la chiamata diretta dei docenti e per l’attribuzione dei premi agli insegnanti migliori, sono al centro delle proteste di categoria e nel mirino della sinistra interna del Pd e del Movimento5stelle, che al senato, più agevolmente che alla camera, potrebbero giocare di sponda mettendo il governo all’angolo. L’obiettivo del governo resta inalterato: ottenere il via libera da Palazzo Madama e poi quello finale da Montecitorio entro il 15. In caso contrario sarebbero a rischio le 100 mila immissioni in ruolo di docenti precari previste per il prossimo settembre.

Contro il provvedimento hanno votato Sel, M5s, Lega e Forza Italia, che pure su alcuni articoli, come quello che prevede le detrazioni fiscali per le rette di iscrizione alle scuole paritarie, aveva votato a favore, apprezzando la natura liberale del provvedimento. Più dirompente la posizione della sinistra Pd che ha deciso, analogamente a quanto già fatto sulla legge elettorale, di non partecipare al voto finale: 28 le defezioni tra cui alcune di peso come quella di Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Roberto Speranza, Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina, e Guglielmo Epifani; altri dodici parlamentari dem risultano assenti, come Rosy Bindi, perché in missione. Ma la lettera di dissenso verso la riforma, promossa da Speranza e Cuperlo, è stata firmata da una cinquantina di deputati di Area Riformista. Pronta la risposta da Palazzo Madama. Miguel Gotor, senatore di minoranza dem: «Al senato continuerà l’impegno per cambiare e migliorare la riforma, mi riconosco nei contenuti della lettera che una cinquantina di deputati Pd ci hanno inviato in cui si segnalano degli aspetti sui quali si faranno degli emendamenti». Il passaggio al senato «sarà sostanziale, non formale», ha assicurato il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, «ma i pilastri del provvedimento non saranno toccati». Il premier Matteo Renzi esulta, chiede fiducia e invita a non fare della scuola un terreno di scontro politico. Mentre il M5s promette lo scontro: il vicepresidente della camera, e componente del direttorio M5s Luigi Di Maio, scrive su Facebook: «Sul ddl scuola abbiamo perso una battaglia ma non la guerra al senato la maggioranza si regge in piedi per sette voti. Per questo state certi che daremo battaglia, sarà un Vietnam». Intanto il ministro Giannini ha convocato i sindacati per lunedì prossimo. Una convocazione che al momento non basta a svelenire il clima. Fcl-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snlas e Gilda, i sindacati che hanno promosso lo sciopero dello scorso 5 maggio, giudicano insufficienti le modifiche introdotte alla camera e proseguono nella mobilitazione, pronti a uno sciopero unitario di un’ora in occasione degli scrutini.

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