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Scuola, primo sì a merito e precari

L’assunzione di oltre 100mila insegnanti precari il prossimo 1° settembre. Un po’ di merito e valutazione, con 200 milioni annui, dal 2016, che verranno assegnati agli insegnanti migliori (oggi le buste paghe dei docenti crescono solo in base al mero trascorrere del tempo in classe). Più collegamento tra scuola e mondo del lavoro; un rafforzamento delle lingue straniere, e dei poteri dei presidi, che però saranno valutati e la “pagella” influirà sulla loro retribuzione aggiuntiva.
Con 316 sì, 137 voti contrari e un astenuto la Camera ha acceso ieri il semaforo verde al ddl Renzi-Giannini, con pochissime modifiche rispetto al testo licenziato dalla commissione Cultura. Fuori dall’aula sono proseguite le proteste dei sindacati; e giudizi piuttosto duri sono arrivati da M5S (il governo «vuole una desertificazione culturale») e da Sel, i cui deputati, durante il voto finale, hanno intonato un coro a difesa della «scuola pubblica». Il Pd si è spaccato, con 28 parlamentari della minoranza dem che non hanno votato la riforma criticandone i contenuti (rilievi che peseranno ora in Senato – qui oggi si fisserà il calendario dell’esame del Ddl), e pure da Fi non sono mancate stoccate polemiche all’esecutivo: «Sulla valutazione si deve fare di più», ha detto la responsabile Scuola, Elena Centemero.
Il premier Matteo Renzi non ha chiuso al dialogo, e ha invitato a discutere nel merito per trovare soluzioni condivise: «La scuola è di tutti, non può essere un terreno di scontro», ha sottolineato; e rivolto agli insegnanti in protesta, ha aggiunto: «Cerchiamo di ripartire insieme». Il presidente del Consiglio ha difeso il rafforzamento dei poteri dei dirigenti scolastici («non vogliamo presidi passacarte») e riguardo allo stralcio della norma che avrebbe introdotto la possibilità di destinare il 5 per mille alle scuole ha ribadito la volontà di affrontate questo nodo «nella prossima legge di Stabilità».
La linea del governo è di difesa della riforma: «Con questo ddl, aggiustato dalla Camera, proponiamo un grande cambiamento culturale – ha detto la ministra, Stefania Giannini -. Finalmente partiamo con l’autonomia scolastica, e mettiamo al centro principi come responsabilità, valutazione e merito». «Iniziano a crollare tabù ideologici», ha aggiunto il sottosegretario, Gabriele Toccafondi (Ncd).
Il provvedimento stanzia a regime 3 miliardi di euro sul capitolo istruzione (ma la stragrande fetta delle risorse se ne andrà per pagare i 100mila precari stabilizzati); e cambia le modalità di reclutamento dei professori: dal 2016 si assumerà solo per concorso, una volta esaurite le graduatorie a esaurimento (che rappresentano il bacino del precariato “storico” scolastico). Con il surplus di insegnanti assunti a settembre, ogni scuola «avrà in media 7 docenti in più per i progetti e il potenziamento dell’offerta formativa a favore degli studenti», spiegano dal Miur. Si apre poi ai privati: chi farà donazioni per costruire o mettere in sicurezza gli edifici o migliorare le iniziative per l’occupabilità degli alunni potrà contare su un incentivo fiscale (credito d’imposta al 65%, per poi scendere al 50%) in sede di dichiarazione dei redditi. E scatta la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie che frequentano una scuola paritaria (per gli altri pilastri della riforma si rimanda alle schede qui a fianco).
Per i sindacati, però, le modifiche introdotte alla Camera non sono sufficienti: lunedì è in calendario un nuovo “faccia a faccia” a Viale Trastevere con il ministro Giannini. Le 5 sigle, Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil Scuola, Snals-Confsal e Gilda, hanno confermato uno sciopero di un’ora nelle prime due giornate degli scrutini programmati nelle classi intermedie, nel rispetto delle regole.
I Cobas hanno invece già proclamato due giorni di astensione dopo la fine delle lezioni: la richiesta è arrivata sul tavolo del Garante che, esaminandola, ha evidenziato come sia esclusa ogni forma di blocco degli scrutini per i cicli terminali (terza media, maturità, abilitazioni professionali). L’Authority ha comunque acceso un faro sul pacchetto di astensioni. «Il dialogo continuerà – ha assicurato la responsabile Scuola del Pd, Francesca Puglisi -. Ma non possiamo stare inermi a guardare il 18% di ragazzi che abbandona la scuola e il 44% di giovani disoccupati. La riforma serve anche a questo».

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