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Scuola, basta precariato

Una scuola flessibile. Con docenti non più precari ma non per questo necessariamente sempre sullo stesso posto e nella stessa funzione e lo stesso stipendio. Ieri le Linee guida di riforma della scuola, rese pubbliche sul sito del governo passodopopasso.it (e disponibili anche su ww.italiaoggi.it/documenti), hanno in 136 pagine dato contenuto alle anticipazioni di questi giorni.

Il capitolo più atteso è quello del personale: basta con la «supplentite», ha detto il premier Matteo Renzi: il prossimo anno saranno assunti a tempo indeterminato i 150 mila docenti precari delle graduatorie a esaurimento che verranno così definitivamente chiuse.

L’operazione costerà 3 miliardi nel 2015, da coprire con la legge di Stabilità, tra dieci anni arriverà a costarne 4 di miliardi. Un decreto legge a fine anno stabilirà le procedure e modiche necessarie alla legge che ad oggi prevede 50% di assunzioni da graduatorie e 50% da concorso. Il prossimo concorso, anch’esso modificato, si avrà nel 2015: 40 mila nuovi docenti che entreranno in ruolo nel successivo triennio.

Ad analizzare la composizione delle graduatorie a esaurimento, emerge che della platea dei precari 80 mila sono collocati tra scuola dell’infanzia e primaria, di questi solo 20 mila copriranno posti che si renderanno liberi con i pensionamenti. Gli altri andranno a realizzare il cosiddetto organico funzionale per essere impegnati nelle supplenze, nei progetti speciali, nell’ampliamento dell’offerta scolastica e del tempo scuola. Ma anche per i precari degli altri gradi di scuola che saranno stabilizzati non ci sarà più una sola cattedra a cui essere assegnati: si potrà passare per esempio nell’organico funzionale, essere impegnati su cattedre affini o su progetti di ampliamento dell’offerta formativa della rete di scuola di assegnazione. Per facilitare il pieno assorbimento dei 150 mila, il piano prevede una maggiore mobilità anche fuori dalla regione di appartenenza.

Per i nuovi concorsi, le graduatorie saranno nazionali e valide per tre anni. Sarà rivisto l’elenco dei titoli che fanno punteggio e sarà dato maggior peso alla valutazione delle capacità pratiche dell’essere docente, come per esempio tenere una lezione. Più spazio alla pratica, tra l’altro sarà data anche nel percorso formativo universitario di abilitazione, anch’esso rivisto.

Per quanto riguarda le graduatorie di istituto, verranno mantenute con una sola fascia e riservata ai soli abilitati: saranno chiamati nei casi in cui, nonostante il piano straordinario di assunzioni, non si trovi nella rete di scuola il personale per fare le supplenze. Verranno dunque abolite la prima fascia, che oggi spetta agli iscritti delle graduatorie a esaurimento, e la terza, dove si trovano i precari non abilitati: hanno meno di un mese di docenze all’anno e dunque non sono considerati precari da stabilizzare.

L’altro pilastro delle Linee guida è l’introduzione delle carriere. Cancellati gli aumenti per anzianità di servizio dal 2015, ogni tre anni due docenti su tre avranno in busta paga un aumento che premia il merito: il lavoro in classe, la formazione, il contributo al miglioramento saranno misurati in base a crediti formativi, didattici e professionali che il docente ha maturato. Decisiva sarà la valutazione del nucleo interno alla scuola nell’ambito della valutazione complessiva della scuola. L’aumento sarà di circa 60 euro netti al mese, il finanziamento arriverà dal plafond degli attuali scatti di anzianità. Da questa stessa fonte dovrà essere rimpinguato il Mof, il fondo per il miglioramento dell’offerta formativa che premierà in particolare le scuole che fanno progetti innovativi: il 10% del fondo sarà gestito direttamente dal preside.

Dal 2015 ogni scuola pubblicherà il proprio rapporto di autovalutazione e un progetto di miglioramento, insieme al budget e i progetti finanziati. I presidi per i progetti interni potranno chiamare direttamente i docenti di cui hanno bisogno attingendo a un registro nazionale. È previsto poi lo school bonus, una defiscalizzazione per i privati (imprese, enti, fondazioni, singoli cittadini) che decidano di finanziare le istituzioni scolastiche. Obiettivo del piano è accrescere anche l’insegnamento di musica, inglese e sport nella scuola primaria e della storia dell’arte nelle secondarie. Più spazio infine al lavoro a scuola: alternanza obbligatoria negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e professionali per almeno 200 ore l’anno, estensione dell’impresa didattica, potenziamento delle esperienze di apprendistato sperimentale

«Oggi tiriamo una linea col passato. Il percorso di rinnovamento coinvolgerà tutti», sottolinea il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Il 15 settembre, infatti, partirà una fase di consultazione, aperta fino al 15 novembre a tutti i protagonisti della scuola, per raccogliere idee, opinioni, suggerimenti. Poi ci sarà il decreto legge sul piano di assunzioni. Su altri aspetti, dalla valutazione al rafforzamento dell’apprendistato, ci saranno provvedimenti di stampo ministeriale, alcuni dei quali sono già pronti, come sul sistema di valutazione della scuola. La direttiva è attesa per la prossima settimana.

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