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Scudo, una protezione limitata

Estensione soggettiva della causa di esclusione della punibilità per i reati tributari che riguardano società di capitali solo se chi scuda è anche il dominus della società. La sentenza della Corte di cassazione, Sez. 4, n. 50308/2014 del 2 dicembre 2014 depositata ieri, interviene sulla delicata questione dell’ambito di applicazione della causa di esclusione della punibilità prevista dalla normativa sullo scudo fiscale nel caso di rimpatrio o regolarizzazione di attivi qualificabili come il profitto o il prodotto di reati tributari commessi da amministratori di società di capitali. La Corte di cassazione riprende, in merito, un orientamento che era già stato reso in precedenza (Sez.4, n. 4003 del 28/10/2013) in materia cautelare e che aveva suscitato molte polemiche. Secondo tale orientamento, la causa di esclusione della punibilità prevista dalla normativa in materia di scudo fiscale non si estende automaticamente alle società di capitali. Lo scudo del socio non esplica i propri effetti in termini di esclusione della punibilità penale per i reati commessi dall’amministratore di società di capitali, a meno che il socio non sia anche il dominus della società di capitali da cui deriva la provvista estera oggetto di rimpatrio o regolarizzazione. Estensione soggettiva delle coperture penali dello scudo fiscale limitata alle società solo se c’è coincidenza tra soggetto che accede allo scudo e dominus della società. La sentenza resa dalla suprema Corte si riferisce ad un caso di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici consistente in un ingegnoso sistema di sottofatturazione realizzato da una società di capitali tramite canalizzazione della parte di corrispettivi sottofatturati su conti esteri riferibili al dominus della società stessa. La Corte d’appello di Genova aveva affermato che la causa di esclusione della punibilità non si applicasse mai ai reati commessi prima del trasferimento all’estero delle somme oggetto di rimpatrio o di regolarizzazione ma solo ai fatti successivi al trasferimento all’estero di tali attivi. E questo in quanto lo scudo permetteva di sanare, nella prospettiva della Corte d’appello di Genova, solo le violazioni dichiarative relative alla detenzione degli attivi esteri. La Suprema corte afferma di contro che la causa di esclusione della punibilità si riferisce anche alla fase della precostituitone della provvista estera poi trasferita all’estero e non solo ai fatti successivi al trasferimento della provvista all’estero. L’esclusione della punibilità prevista dallo scudo non può essere estesa automaticamente alle società di capitali. Tale estensione è selettiva, e opera solo nei casi in cui chi scuda è anche il dominus della società di capitali. La presa di posizione della Cassazione deve essere attentamente valutata per comprendere se il principio di diritto che se ne ritrae è estensibile anche alle coperture penali della voluntary disclosure (Vd). Il ddl approvato dalla Camera, attualmente in discussione in senato, prevede l’esclusione della punibilità per chi accede alla procedura di disclosure per tutti i reati tributari dichiarativi (compresi quelli fraudolenti) e l’omesso versamento di ritenute certificate e di Iva (restano fuori l’emissione di fatture false e la distruzione o occultamento di scritture contabili). L’esclusione della punibilità si estende anche ai concorrenti nel reato, assumendo connotazione di esimente di tipo oggettivo. L’esclusione della punibilità si estende anche ai delitti di reimpiego e riciclaggio (articoli 648-bis e 648-ter del codice penale) e ai fatti di autoriciclaggio che sono in relazione al trasferimento del provento o profitto dei reati tributari per i quali opera l’esimente oggettiva. La costruzione di una causa di esclusione della punibilità a connotazione oggettiva con espressa applicabilità ai concorrenti nel reato per la Vd dovrebbe far propendere per una non immediata applicabilità del principio sancito dalla Corte con la sentenza in commento ai casi di voluntary disclosure.

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