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«Scudo» , nucleare, acqua, ammessi quattro referendum

di Dino Martirano

ROMA— Privatizzazione dei servizi idrici locali, rilancio del nucleare nella strategia energetica nazionale e, quasi certamente, anche lo scudo processuale per il premier e i ministri. Sono quattro i referendum abrogativi (due sull’acqua) ammessi dalla Corte costituzionale che a questo punto si celebreranno una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno salvo che le elezioni anticipate facciano slittare la consultazione di un anno. Come è noto (articolo 75 della Costituzione), il referendum abrogativo è valido solo «se partecipano alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi» : il quorum non viene raggiunto dal 1995 e ancora nel 2009, con i quesiti sul premio di maggioranza, i votanti furono il 23-24 per cento. La Corte ha dunque dato il via libera definitivo ai referendum su acqua e nucleare. C’è il disco verde anche sul legittimo impedimento (quesito proposto da Antonio Di Pietro e difeso alla Consulta dal professor Alessandro Pace) ma sulla consultazione popolare riguardante lo «scudo processuale» per il premier si potrà avere una certezza solo oggi. Bisognerà infatti attendere la sentenza sulla costituzionalità della legge 51 del 2010: se infatti i giudici accoglieranno in toto il ricorso dei giudici di Milano la norma verrà azzerata e dunque il referendum abrogativo non avrà più ragione di essere celebrato. Si voterà, invece, se la Corte opterà per una sentenza interpretativa di rigetto. Mentre l’ultima parola spetta all’ufficio elettorale centrale della Cassazione se la Consulta modifica in parte la legge con una sentenza di parziale incostituzionalità. Antonio Di Pietro si è presentato in sala stampa alla Camera per dichiarare vittoria: «È arrivato il momento della resa dei conti. In questo modo i cittadini possono ridisegnare un nuovo volto dell’Italia. No alla privatizzazione dell’acqua, no alle centrali dell’acqua e, soprattutto, no ai furbi che si mettono in politica per non farsi processare» . Un bel «pacchetto di mischia» — questo dei tre quesiti — che preoccupa governo e maggioranza: «Così come concepito dalla nostra Costituzione, l’istituto del referendum andrebbe abolito» , azzarda Mario Valducci del Pdl. Il ministro Raffaele Fitto (Pdl) aggiunge che quella referendaria su acqua e nucleare «è una battaglia di retroguardia frutto di una cultura che non ha ancora fatto i conti con la modernità» . Stefano Leoni (Wwf) ribadisce l’appoggio alle iniziative referendarie su acqua e nucleare e lo stesso fa Angelo Bonelli (Verdi) che però si rivolge all’Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) affinché sospenda lo spot del Forum nucleare. «A primavera si deciderà su un bene essenziale e la vittoria consentirà di invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e su tutti i beni comuni» , ricorda infine il comitato promotore referendum per l’acqua pubblica. Invece parla di grande equivoco Andrea Ronchi (Fli), ex ministro delle Politiche comunitarie, sponsor del decreto finito nel mirino del referendum sull’acqua: «Nella realtà dei fatti, la stella polare di questa riforma non è la scelta tra pubblico e privato ma piuttosto la possibilità di un vero confronto competitivo tra più candidati gestori» . Per conoscere la data dei referendum bisognerà attendere il 10 febbraio, termine massimo entro il quale la Corte può pubblicare la sua decisione: da quel giorno il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, può stabilire quale sarà la domenica della primavera 2011 in cui gli italiani saranno chiamati alle urne.

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