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Scudo, niente una tantum sui prelievi ante 2011

L’imposta straordinaria sulle attività scudate si applicherà solo sulle dismissioni effettuate dal 1° gennaio al 5 dicembre 2011. È l’importante novità introdotta in sede di conversione del decreto fiscale (Dl 16/2012) dalla Camera, che ha anche differito al 16 luglio il prelievo della stessa imposta straordinaria e dell’imposta di bollo speciale.
Il bollo speciale
L’imposta di bollo speciale è annuale e, a regime, ha un’aliquota dello 0,4 per cento. Per il versamento da effettuare negli anni 2012 e 2013, invece, l’aliquota è, rispettivamente, dell’1 e dell’1,35 per cento. Il presupposto dell’imposta speciale di bollo è la detenzione, al termine dell’anno precedente a quello per il quale è dovuta (al 6 dicembre 2011, per l’anno 2012), di attività finanziarie ancora segretate in base alle norme sullo scudo fiscale (articolo 13-bis del Dl 78/2009 e articoli 12 e 15 del Dl 350/2001). La norma emendata prevede che l’imposta sia dovuta sul valore delle attività finanziarie in ragione del periodo in cui il conto o rapporto ha fruito della segretazione: in sostanza si applica il criterio del pro rata temporis che, tuttavia, dovrebbe valere solo per i periodi d’imposta dal 2012 in avanti. Infatti, per il periodo d’imposta 2011 l’imposta di bollo speciale si applica solo sulle attività ancora segretate al 6 dicembre 2011, perché sulle altre somme per le quali il contribuente ha usufruito solo per un periodo limitato della segretazione è dovuta l’imposta straordinaria sui prelievi. Resta fermo che il venir meno della segretazione delle somme scudate dopo il 6 dicembre scorso non esonera, per il 2012, dal bollo speciale, ma lo rende inapplicabile negli anni successivi.
Il provvedimento delle Entrate del 14 febbraio 2012 ha precisato che l’imposta di bollo speciale si applica alle sole attività finanziarie oggetto delle operazioni di emersione attraverso la procedura del rimpatrio, sia fisico che giuridico, e ancora detenute in regime di segretezza. Restano, quindi, escluse le attività oggetto di regolarizzazione per le quali non è previsto alcun regime di riservatezza. Si ritiene che l’ambito oggettivo di applicazione includa tutte le attività finanziarie a suo tempo scudate, quali, ad esempio, le partecipazioni detenute al l’estero in società non quotate e i finanziamenti soci.
L’imposta si calcola sulle somme e sul valore di mercato delle attività finanziarie alla data di riferimento o, in mancanza, sulla base del valore nominale o di rimborso delle stesse attività. Il valore di mercato dovrebbe trovare applicazione per le attività negoziate in mercati che forniscono una quotazione, mentre si ritiene che in mancanza del valore nominale o di rimborso possa farsi riferimento al costo di acquisto.
L’imposta dovrebbe trovare applicazione anche sui redditi (interessi, cedole, dividendi, plusvalenze) derivanti dalle attività rimpatriate che hanno alimentato i conti scudati.
Una tantum straordinaria
Per le attività finanziarie oggetto di scudo fiscale che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state in tutto o in parte prelevate dal rapporto di deposito, amministrazione o gestione acceso per effetto dello scudo è dovuta, per il solo anno 2012, un’imposta straordinaria dell’1 per cento. Anche tale imposta si applica soltanto alle attività oggetto di rimpatrio. Per stabilire l’imponibile si ha riguardo alle somme o al valore di mercato delle attività alla data del prelievo o della dismissione o, in mancanza, al loro valore nominale o di rimborso.
L’emendamento ha stabilito che vengano tassati solo i prelievi e le dismissioni fatti nel corso del 2011, fino al 5 dicembre. La norma, che elimina la tassazione per le dismissioni e i prelievi effettuati negli anni precedenti al 2011, dovrebbe consentire, tra l’altro, di prevenire censure di incostituzionalità fondate sul principio di “attualità” della capacità contributiva. In attesa di ulteriori chiarimenti, si ritiene che per prelievi e dismissioni si intendano tutte le fattispecie che comportino la perdita della segretazione. Ad esempio:
– l’accredito di proventi derivanti da attività segretate o dalla loro cessione o rimborso su conti non segretati;
– l’utilizzo delle somme segretate per investimenti non immessi nel conto segretato;
– il trasferimento delle attività a intermediario non residente o a intermediario residente laddove non sia stato comunicato dal primo intermediario la volontà di conservare il regime di riservatezza;
– il prelievo delle attività affidate in amministrazione, deposito o custodia;
– l’espressa rinuncia da parte del cliente;
– l’accredito sul conto di somme diverse dai redditi prodotti dalle attività rimpatriate soggetti a ritenuta alla fonte o sostitutiva.

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