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Scudo, la riservatezza scricchiola

Anonimato a rischio sulle attività scudate: se nel dossier segretato vengono immessi valori non scudati è l’intero pacchetto a perdere il beneficio concesso; così, nonostante il pagamento appena avvenuto dell’imposta dovuta per mantenere l’anonimato sulle attività scudate, si rischia di non vedere alcun beneficio in termini di riservatezza.

L’Agenzia delle entrate fornisce le istruzioni operative per il corretto trattamento delle attività scudate in relazione al doppio prelievo istituito su tali attività: quello relativo all’una tantum sui prelevamenti del 2011 e quello dell’imposta straordinaria per il 2012. È la circolare n. 29/E del 5 luglio scorso a dettare le regole illustrando anche alcune situazioni particolari che hanno riflessi importanti sul mantenimento della segretezza dei conti scudati.

Si tratta, come noto, di una imposta di bollo sui generis che il dl 201 del 2011 aveva riservato alle attività finanziarie oggetto di operazioni di emersione in attuazione dei diversi scudi fiscali succedutisi nel tempo.

Tali attività sono soggette, a decorrere dal periodo d’imposta 2011, a un’imposta di bollo speciale annuale e a un’imposta straordinaria una tantum sui prelievi riferiti alle medesime attività.

In particolare la prima, dovuta con riferimento alle attività finanziarie che sono state oggetto di operazioni di emersione e che, tramite la procedura del rimpatrio, sono state formalmente assunte in custodia, deposito, amministrazione o gestione presso gli intermediari a ciò abilitati è dovuta nella misura del 10 per mille per il 2011, 13,5 per mille per il 2012 e 4 per mille per i successivi anni.

L’imposta una tantum, invece, colpisce, con aliquota del 10 per mille, le attività finanziarie rimpatriate che, nel periodo 1° gennaio 2011-6 dicembre 2011, sono state in tutto o in parte dismesse o prelevate, a qualsiasi titolo, in via definitiva dal rapporto di deposito, amministrazione o gestione (vedi pezzo in pagina).

L’imposta di bollo speciale è dovuta per le sole attività finanziarie rimpatriate e che sono ancora detenute in regime di riservatezza alla data del 31 dicembre di ciascun anno. L’imposta non è invece dovuta per le attività oggetto di operazioni di emersione attraverso la procedura della regolarizzazione.

La perdita del regime di segregazione può avvenire per diverse ragioni; le più ovvie sono la rinuncia da parte del contribuente o il trasferimento totale o parziale presso un conto o rapporto non riservato.

In alcuni casi, il regime viene meno solo per una parte di attività e non per l’intero dossier. È il caso di prelievi di liquidità o dismissioni di attività segretate qualora le somme non vengano utilizzate per l’acquisto di altre attività che confluiscono nel rapporto segretato ovvero il corrispettivo delle cessioni non sia immesso nel medesimo rapporto. Parimenti non sono segretati i redditi di capitale e i redditi diversi di natura finanziaria derivanti dal denaro o dalle attività finanziarie rimpatriate che, seppur confluiti nel conto segretato, non sono stati assoggettati a tassazione definitiva.

Particolare attenzione deve essere posta al caso in cui vengano immessi, nel rapporto segretato denaro o attività finanziarie che non sono state oggetto della procedura di emersione. Ciò perché in tali casi è l’intero rapporto a perdere la riservatezza e non solo la parte immessa nel dossier.

Peraltro anche la costituzione del rapporto segretato in garanzia di finanziamenti concessi a terzi fa perdere la riservatezza per l’intero rapporto; ciò non avviene nel caso in cui la garanzia sia fornita a fronte di finanziamenti concessi al soggetto che ha posto in essere l’operazione di rimpatrio.

Ovviamente la segretezza viene meno quando lo scudo viene utilizzato ossia quando la dichiarazione riservata viene esibita in sede di accessi, ispezioni e verifiche da parte dell’Amministrazione finanziaria ovvero a seguito di avvisi di accertamento o di rettifica. In tal caso l’imposta di bollo speciale è dovuta fino alla data di esibizione della dichiarazione riservata comunicata all’intermediario dal contribuente o dagli organi di controllo.

Non costituiscono, invece, eventi che causano la perdita del regime di riservatezza le operazioni di riporto, pronti contro termine e prestito titoli, in quanto si tratta di prelievi che non possono considerarsi come effettuati a titolo definitivo, né le movimentazioni in uscita dal rapporto segretato necessitate per disposizioni di legge o per contratto in relazione al rapporto segretato e al trattamento fiscale delle attività in esso contenute (ad esempio, pagamento di commissioni o di imposte operate dall’intermediario depositario o dai sostituti d’imposta, compresa l’imposta di bollo speciale o sui prelievi).

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