Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Scudo fiscale sempre opponibile

Scudo fiscale valido anche se opposto dopo i 30 giorni. È questo il nuovo indirizzo dell’agenzia delle Entrate che fa una parziale marcia indietro rispetto a quanto sinora sostenuto, tanto da indurre gli uffici ad abbandonare le liti pendenti. Il passo indietro è messo nero su bianco tra le indicazioni impartite agli uffici periferici nella direttiva 14/2014 dell’Agenzia sulle strategie difensive per gli accertamenti da «vecchio» redditometro. La direttiva fa uno screening delle più frequenti difese adottate dai contribuenti e le conseguenti deduzioni che devono essere opposte dalle articolazioni legali dell’amministrazione.
È così precisato, ad esempio, come valutare le prove prodotte per dimostrare l’uso di terzi dei beni di proprietà del contribuente, o come vanno considerati i disinvestimenti ai fini di nuovi acquisti patrimoniali o, ancora, come si possano accogliere gli aiuti di familiari. Certamente, però, la marcia indietro sulla questione dei 30 giorni non è di poco conto.
Lo scudo fiscale (articolo 13 bis del decreto legge 78/2009) prevedeva – per i casi di opposizione da parte dei contribuenti – il beneficio della preclusione da ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d’imposta per i quali non è ancora decorso il termine per l’azione di accertamento alla data di entrata in vigore del decreto. Per l’agenzia delle Entrate (circolare 43/E del 2009) la preclusione operava solo a condizione che lo scudo fosse stato esibito entro 30 giorni dall’inizio di accessi, ispezioni e verifiche. Gli uffici, in ottemperanza a questa indicazione, avevano sempre ritenuto non valida la dichiarazione di emersione esibita “tardivamente”. Ne era conseguito un significativo contenzioso che, quasi sempre, aveva visto soccombente l’amministrazione.
Ora, con la nuova direttiva, l’agenzia delle Entrate ha precisato in proposito che l’individuazione di questo termine è stata necessaria al fine di evitare che gli uffici facessero inutili attività istruttorie. Tuttavia, i citati 30 giorni non rappresentano un termine perentorio, rimanendo infatti ferma la possibilità per il contribuente di far valere gli effetti preclusivi delle operazioni di emersione fino alla proposizione del ricorso avverso l’atto impositivo. Gli uffici dovranno così valutare la sussistenza dei presupposti per operare anche l’eventuale annullamento in autotutela dell’atto, invocando la compensazione delle spese di giudizio per la “tardività” della produzione dello scudo.
Un’altra situazione illustrata nella medesima direttiva 14/2014 concerne i documenti depositati per la prima volta solo in sede di giudizio. In base all’articolo 32 del Dpr 600/73, ciò che non è prodotto in seguito a richiesta con questionario non può essere successivamente utilizzato per la propria difesa, fatta salva l’ipotesi nella quale il contribuente dichiari di non aver potuto adempiere alle richieste per cause a lui non imputabili.
La direttiva, quindi, esorta gli uffici in primo luogo a valutare la fondatezza della giustificazione addotta dal ricorrente per il “ritardo” nella prova prodotta. Secondariamente dispone di effettuare una rideterminazione della pretesa solo sulla base delle notizie tardive dipendenti da impedimenti reali nei quali può essere incorso il contribuente per non produrre questi documenti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa