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Scudo del fisco per i controlli sule banche di credito cooperativo

di Adriano Melchiori

Non possono essere negate le agevolazioni fiscali alle banche di credito cooperativo (Bcc) che rispettano i requisiti non lucrativi previsti dall'articolo 2514 del Codice civile e il vincolo di operatività prevalente con soci disciplinato dall'articolo 35 del Tub. Si tratta, infatti, di requisiti necessari e sufficienti, non sussistendone altri. Le agevolazioni non sono, quindi, revocabili se le condizioni economiche applicate ai soci non sono vantaggiose rispetto al mercato. E nemmeno se non è rispettato il requisito del localismo che fissa al 5% la quota massima delle attività di rischio assunte al di fuori della zona di competenza territoriale.
Le precisazioni sono contenute nella consulenza giuridica resa a Federcasse lo scorso 6 dicembre dall'agenzia delle Entrate con nota 954-143263/2011. La pronuncia corregge le attività di accertamento degli uffici periferici che rischiavano di sfociare in pretese ingiustificate.
L'amministrazione finanziaria fatica a riconoscere che le Bcc sono necessariamente cooperative a mutualità prevalente. Basti rilevare che la perdita di tale qualifica non viene per esse nemmeno contemplata, essendo inapplicabile alle Bcc l'articolo 2545-octies. Il legislatore ha di fatto ricondotto nell'ambito della stessa normativa bancaria entrambi i requisiti (oggettivo e soggettivo) necessari per qualificare le Bcc come cooperative a mutualità prevalente. Con l'articolo 28 del Tub, ha attribuito esclusiva rilevanza alla prevalenza prevista dal successivo articolo 35 relativo all'attività con i soci ed escludendo l'applicabilità alle Bcc dell'articolo 2513. Con l'articolo 150-bis del Tub, invece, ha prescritto che lo statuto delle Bcc debba contenere le clausole non lucrative previste dall'articolo 2514, primo comma. Tali disposizioni qualificano la società come banca di credito cooperativo, prima ancora che come cooperativa a mutualità prevalente ai fini civilistici e fiscali. Banca d'Italia stessa, nelle disposizioni pubblicate sulla Gazzetta ufficiale n. 76 del 2005, ha riconosciuto che le Bcc sono ricondotte alla categoria civilistica delle cooperative a mutualità prevalente.
La prevalenza richiesta alle Bcc è calibrata alle esigenze e caratteristiche dell'attività creditizia. Le istruzioni di vigilanza dispongono che tale principio è rispettato quando più del 50% delle attività di rischio è destinato a soci o ad attività a ponderazione zero. Concorrono quindi al denominatore tutte le attività di rischio aziendali (compresi gli investimenti in attività finanziarie) e non solo i finanziamenti alla clientela, mentre al numeratore sono ricompresi non solo i crediti e le attività che comportano l'assunzione di un rischio a favore dei soci, ma anche tutte le altre attività considerate prive di rischio. Circa il momento di verifica del requisito di operatività prevalente, le Entrate precisano che debba essere verificato al termine del periodo d'imposta come dato medio ritraibile dall'indice rilevato al 31 marzo, al 30 giugno, al 30 settembre e al 31 dicembre, date coincidenti con le segnalazioni di vigilanza.
L'Agenzia ritiene possibile disconoscere il diritto alle agevolazioni anche disattendo il vincolo procedurale che impone la richiesta di un preventivo parere alla Banca d'Italia e al ministero dello Sviluppo economico (Dpr 601/1973). Ricorda, poi, che la convenzione siglata il 28 settembre 2010 con quest'ultimo stabilisce che, nell'ipotesi in cui gli uffici delle Entrate richiedano in base all'articolo 14/601 l'intervento dell'organo di vigilanza competente, il relativo incarico sia affidato a un funzionario dell'Agenzia in possesso della prevista abilitazione. Si tratta di una soluzione non condivisibile perché viene meno la necessaria indipendenza e terzietà dell'altro organo di controllo. Ma anche perché le Entrate pretendono di accertare direttamente presupposti di fatto che sono i medesimi già oggetto dell'attività di vigilanza svolta da Banca d'Italia.

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