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Scudo Consob su tutta Piazza Affari Nel mirino le assemblee: no ai ritardi

La Consob ha vietato per 3 mesi le vendite allo scoperto su tutte le società quotate sul mercato italiano. E al contempo ha adottato misure per aumentare la visibilità sui movimenti nel capitale della quotate, abbassando dal 3 all’1% del capitale la soglia oltre la quale comunicare la partecipazione rilevante (per le Pmi questa soglia è al 3%). Una misura che i per la sua portata non ha precedenti e che è giustificata dall’elevata volatilità presente su tutti i titoli quotati a causa della speculazione innescata dall’impatto dell’emergenza coronavirus. La stretta era stata annunciata già ieri, dopo che l’Autorità aveva vietato per un giornata le vendite allo scoperto su 20 titoli.

Lo stop allo short selling

La decisione dell’authority presieduta da Paolo Savona fa perno sull’articolo 20 delle regolamento dell’Unione europea sullo short selling, che prevede restrizioni straodinarie sulla negoziazione dei titoli nei casi in cui sia a rischio la stabilità finanziaria di un paese membro o di tutta l’Unione. Rischio paventato perché proprio su azioni bancarie e finanziarie si sono concetrate le vendite allo scoperto. Stato di allerta che nei fatti è stato dichiarato lunedì scorso dall’Esma, l’Autorità europea che vigila sui mercati finanziari, nella delibera con la quale per la prima volta ha adottato una misura che vale per tutte le piazze finanziarie dell’Unione e che obbliga chiunque abbia posizioni nette corte su una percentuale superiore allo 0,1 per cento(rispetto a una soglia in precedenza dello 0,2%) del capitale di una società quotata di comunicarlo.

L’iniziatva della Consob riflette un forte stato di allarme sui rischi di forti speculazioni sui mercati finanziari che ormai sta salendo in tutta Europa. Lunedì sera la Cnmv, la Consob spagnola, aveva già deliberato una sospensione di un mese, prorogabile per altri due, delle vendite allo scoperto su tutti i titoli del listino iberico. Ma sia la Francia che il Belgio, che sinora si sono limitati a sospensioni di un solo giorno, stanno valutando misure analoghe.

Conti e assemblee

Tornando alla Consob, l’Autortià italiana si prepara, comunque, a varare nuovi provvedimenti straordinari per tutelare la stabilità finanziaria minacciata dal Covid-19. Una riunione del collegio è convocata oggi proprio per cominciare a esaminare questi aspetti. Una delle questioni sulla quale saranno puntati i riflettori sono proprio gli effetti della proroga per l’approvazione dei bilanci e la possibilità di rinviare le assemblee contenuta nel decreto Covid-19. La Consob è contraria a quella misura e aveva già avuto modo di farlo presente nei giorni scorsi agli esponenti di governo, quando era stata sondata affinché fosse la stessa Authority a concedere, di sua iniziativa, la facoltà che le assemblee potessero essere rinviate. Il no era stato netto. E il motivo è intuibile: la misura, dal punto di vista dell’Authority, non garatisce la tutela del risparmio e degli investimenti dell’azionariato diffuso. Il rinvio, soprattutto per lo società quotate, ad avviso dell’Authority aumenta il rischio di opacità dei bilanci. Allungare il margine temporale tra la chiusura di un bilancio e l’approvazione in assemblea aumenta la possibilità che la rappresentazione di quanto stia accadendo e l’impatto sui fondamentali di una società, soprattutto dopo l’esplosione del Coronavirus, sia spostata nel tempo e dunque nei fatti celata. Per queste ragioni la Consob potrebbe valutare una stretta sui controlli sulla stesura dei bilanci, una maggiore richiesta di comunicazione al mercato da parte delle società per aggiornare le valutazioni relative al Covid-19. Una deliberazione in questo non è attesa per oggi, ma decisioni potrebbero essere assunta nelle prossime settimane.

Del resto era stata la stessa Esma a fornire una serie di raccomandazioni al mercato proprio in relazione al coronavirus: tra queste vi era proprio quella di fornire informazione al mercato sull’impatto dell’emergenza nei confronti della società in sede di approvazione del bilancio (dunque nella relazione allegata) e per lo chi avesse già approvato nella relazione trimestrali. In Italia le disposizioni dettate nel decreto, per la verità non ancora entrato in vigore, nei fatti vanno in una direzione diametralmente opposta. E questo, generando maggiore incertezza, sicuramente può aumentare gli appetiti speculativi. Stesso discorso vale per le nomine: rinviare le scadenza delle assemblee perché non c’è accordo sui nomi in questa fase rischia di destabilizzare le aziende. Basta ricordare che la migliore medicina contro una scalata ostile è un management saldo e convincente apprezzato dagli investitori istituzionali. Senza questa bussola per le società a controllo pubblico sarà veramente difficile attraversare questa fase di mercati. La riduzione della soglia per la comunicazione della presenza nel capitale, in ogni caso, appare anche una misura per intercettare per tempo investitori esteri potenzialmente interessati a scalare società a capitalizzazione ridotta dai cali di questi giorni. Un rischio che, in verità, appare remoto perchè piano piano tutto il mondo sta chiudendo per il Covid-19 e pianificare una scalata ostile richiede molto lavoro con parecchi avvocati e consulenti.

 

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