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Scudo antielusione per il conferimento

Conferimenti di azienda seguiti dalla cessione di quote da parte del conferente più «al riparo» da contestazioni di elusività. La norma di comportamento 186/2012 dell’Aidc (Associazione italiana dottori commercialisti) interviene su una materia al centro di un crescente contenzioso tributario. L’interpretazione sottolinea come l’operazione non presenti convincenti motivi per portarne a riconoscere l’elusività e il conseguente disconoscimento ai fini delle imposte sul reddito. Si tratta di un’opzione ritenuta lecita per trasferire – con un risparmio dal punto di vista fiscale – il complesso dei beni organizzati in ramo di azienda, ottenendo un prelievo per imposte dirette limitato all’imponibilità Pex (participation exemption) della cessione di partecipazioni e al versamento di imposte fisse di registro pari per i due singoli atti di conferimento e cessione.
La questione
Ma qual è il problema che si è creato intorno a questo tipo di operazione? Partiamo dal prelievo per imposta di registro e nell’altro servizio in pagina affronteremo la questione delle imposte sul reddito. Sono due le posizioni che si contrappongono:
el’interpretazione espressa dalla pronuncia 14900/2001 della Cassazione ;
rle diverse tesi di dottrina, in cui si iscrive la norma di comportamento Aidc 186/2012 dopo prese di posizione analoghe (studio Notariato 95/2003 e caso 5/2009 di Assonime).
Il problema verte sulla corretta interpretazione dell’articolo 20 del Dpr 131/1986 (Testo unico del registro o Tur). La disposizione afferma che «l’imposta è applicata secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente».
Le pronunce
Sulla base di questo dettato normativo, la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che di fronte a un conferimento di azienda seguito dalla cessioni di quote ricevute dal conferente, l’intrinseca natura dell’atto sia un unico disegno di trasferimento del l’azienda con conseguente applicazione dell’imposta proporzionale di registro pari al 3% sul valore venale dell’azienda stessa. Questa tesi è stata in qualche modo confermata anche successivamente dalla sentenza 10273/2007. Sebbene riferita a un caso di diverso (cessioni di immobile seguita da cessione di macchinari in momenti diversi riunite nell’unico disegno di cessione di azienda), la pronuncia ha confermato la possibilità di applicare l’articolo 20 del Dpr 131/1986 a una pluralità di atti se si ravvisi un unico intento che li lega tra loro.
La posizione Aidc
L’Aidc è di diverso avviso. In primo luogo la norma di comportamento spiega che è del tutto assente nel Dpr 131/1986 una disposizione con ambito di efficacia simile all’articolo 37-bis del Dpr 600/1973, cioé una disposizione in grado di «aggredire» più atti legati tra loro dallo scopo comune del risparmio d’imposta. L’articolo 20 del Dpr 131/1986 si limita ad affermare che l’imposta indiretta proporzionale deve colpire la natura intrinseca dell’atto a prescindere dal nomen iuris assegnato dalle parti, ma ciò è altro rispetto alla possibilità di assemblare più operazioni in base a un supposto obiettivo comune. In pratica, se viene stipulato un contratto di comodato che in realtà prevede una prestazione con contenuto economico da parte del comodatario in favore del comodante, quel contratto è solo in apparenza un comodato ma in realtà è un contratto di locazione a titolo oneroso e come tale suscettibile dell’applicazione dell’imposta di registro. È il solo possibile perimetro di applicazione dell’articolo 20 del Dpr 131/1986, non altro. Pertanto non è possibile riunire due atti separati, conferimento e cessione di partecipazioni, supponendo che celino l’intento di cedere l’azienda.
Ciò anche considerando – come fa lo studio 95/2003 del Notariato – che il registro è imposta da applicare al singolo atto che va individuato nella sua effettiva realtà economica (articolo 20). E senza che l’accertamento possa essere attivato come conseguenza della presenza nel Dpr 131/8196 di un’esplicita disposizione antielusiva (articolo 37-bis Dpr 600/1973) il cui ambito di applicazione, invece, resta confinato alle imposte dirette.

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