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Scudo anticrisi per le start up

Otto su dieci resistono sul mercato, crisi o non crisi. Le start up lanciate con il contributo pubblico gestito da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, sopravvivono nel 78% dei casi a cinque anni dalla nascita, in base alle statistiche registrate dall’ente che fa capo al ministero dell’Economia. Performance di tutto rispetto in uno scenario in cui, secondo Unioncamere, nel 2012 si è toccato il minimo storico per le aperture (384mila), con le chiusure in crescita (mille al giorno) e gli artigiani in netto calo (-1,4%).
Due i “forzieri” aperti per le start up: autoimprenditorialità e autoimpiego. Il primo aiuta le società guidate dai giovani fino a 35 anni – attraverso somme a fondo perduto (con un tetto di 2,5 milioni) e mutui a tasso scontato – per l’acquisto dei beni necessari per avviare o ampliare il business in campo industriale, agricolo o nei servizi.
Il secondo incentiva lavoro autonomo, microimpresa e franchising. I target di riferimento, in questo caso, sono i disoccupati intenzionati a mettersi in proprio con la veste giuridica della ditta individuale e investimenti dichiarati sotto i 25.823 euro, quota che sale a oltre 129mila euro per le microimprese. Gli sconti sono veicolati attraverso tre canali: contributi a fondo perduto, prestiti agevolati e servizi di assistenza tecnica e gestionale. Prima limitato alle regioni del Sud, dal 2008 l’incentivo si applica a tutto il territorio nazionale.
Il bilancio delle risorse gestite da Invitalia parla di circa 2mila progetti finanziati su 10mila richieste – nei suoi 26 anni di vita – dall’autoimprenditorialità, con investimenti per oltre 2,5 miliardi di euro. Nel 90% dei casi concentrati nelle regioni del Sud, dove si trova la gran parte delle aree svantaggiate indicate dalla legge, che hanno diritto a una copertura maggiore. L’autoimpiego, invece, in 16 anni ha sponsorizzato l’avvio di oltre 100mila microattività su tutto il territorio nazionale (su oltre 316mila domande esaminate), per un totale di 3,7 miliardi di investimenti.
La crisi degli ultimi anni si fa sentire, invece, sul trend delle richieste presentate: per l’autoimpiego 7mila nel 2012, il 25% in meno rispetto alle oltre 9mila dell’anno precedente e poco più della metà sul 2010. Anche se rimane pressoché inalterato il numero di iniziative finanziate – 2.939 nel 2012 e 2.931 nel 2011 – con investimenti previsti intorno ai 160 milioni l’anno.
Per quanto riguarda l’autoimprenditorialità, invece, la retromarcia è innescata su tutti i fronti: le domande presentate sono scese da 134 a 82 in dodici mesi, le iniziative finanziate da 26 a 15, gli investimenti programmati da 37,4 a 18,7 milioni.
Voglia di fare impresa affievolita non solo dalla crisi, ma anche dall’incertezza sui fondi disponibili. Per candidarsi, infatti, non bisogna aspettare l’uscita di nuovi bandi, ma le domande si presentano allo sportello, con tempi d’attesa che non sono brevi. «In media sei mesi – spiegano da Invitalia – soprattutto a causa delle integrazioni che richiediamo spesso».
E dopo il rifinanziamento di 60 milioni deciso dal Cipe nel luglio scorso, oggi la cassa piange, anche se «l’operatività delle misure è garantita» assicurano da Invitalia, ma su possibili iniezioni di risorse nel corso dell’anno si aspetta l’insediamento del nuovo Governo.

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