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Scostamento da 15-20 miliardi. Doppia manovra in Parlamento

Per rifinanziare la macchina degli indennizzi all’economia colpita dal Covid il governo ragiona su un nuovo scostamento da 15-20 miliardi. Tutto caricato sul 2021, perché per un terzo decreto Ristori quest’anno sarebbe sufficiente lo spazio di bilancio generato dalla dinamica delle entrate prodotta da un terzo trimestre migliore delle aspettative. Il deficit aggiuntivo, quindi, finanzierebbe un ulteriore provvedimento urgente che darebbe al sistema degli aiuti un orizzonte un po’ più ampio rispetto agli interventi di stretta emergenza di questa fase. Ristori-ter e scostamento sarebbero sul tavolo del consiglio dei ministri la prossima settimana.

Le pedine di questo gioco che si complica ogni giorno di più sono tutte in movimento. E un nuovo vertice fra il premier Conte e i capidelegazione della maggioranza si terrà questa mattina per provare a tirare le fila di tutto l’impianto. Mentre già domani potrebbero arrivare nuove decisioni sui colori delle regioni. Sempre domani, alle 12.30, è in calendario un consiglio dei ministri che dovrebbe dare il secondo via libera alla legge di bilancio attesa in Parlamento. Anche se non è tramontata l’ipotesi che il lavoro sul testo, in crescita di giorno in giorno verso quota 300 articoli, possa chiedere tutto il fine settimana. Ma proviamo a fare ordine.

Quella che si prospetta è nei fatti una doppia manovra. Con la Camera impegnata nell’unico vero passaggio parlamentare della legge di bilancio, e il Senato al lavoro sull’esame dei decreti Ristori in serie, che si tradurrebbero nella manovra bis finanziata da anche dal nuovo deficit (anticipato sul Sole 24 Ore di ieri) e destinata a concentrare le attenzioni della politica. Perché la legge di bilancio vera e propria, al netto del rigonfiamento del testo, rimarrebbe nell’impianto quella pensata a metà ottobre, con bonus 100 euro, decontribuzione al Sud, assegno unico per i figli e così via.

Per questa sorta di doppia sessione di bilancio non esistono precedenti. Esistono però complesse incognite tecniche. Perché la manovra viaggerebbe sul quadro di finanza pubblica descritto nella Nota di aggiornamento al Def. Mentre la revisione del tendenziale grazie alle entrate 2020 e l’aumento degli obiettivi di deficit sul 2021 aprirebbero spazi aggiuntivi ai decreti per i cosiddetti ristori.

È ovvio che un contesto del genere tenda a spostare dalla legge di bilancio agli aiuti anticrisi i riflettori della politica. La manovra vera e propria resta però un passaggio cruciale per la gestione dei conti pubblici. Cruciale ma costretto a una corsa parlamentare da completare in tempi record.

L’esame in commissione, dove già da qualche giorno si registra un certo malumore anche fra nella maggioranza, non inizierà prima di metà della prossima settimana. E tra audizioni ed emendamenti non si potrà chiudere prima di metà dicembre, con probabile scivolata intorno al 20. A quel punto il voto in Aula arriverebbe a ridosso del Natale, lasciando a Palazzo Madama una manciata di giorni per la ratifica. Un ritmo inedito, che finisce per snaturare la sessione di bilancio, e ha bisogno di evitare qualsiasi inciampo per non sconfinare nell’esercizio provvisorio. Scenario estremo, soprattutto nel pieno della crisi da seconda ondata, che governo e maggioranza vogliono evitare in ogni modo.

Questo calendario serrato lascerebbe uno spiraglio per votare lo scostamento di bilancio al 25 di novembre, come ipotizzato ieri dalla capigruppo a Montecitorio nel confronto con il governo. Il nuovo deficit, se le dimensioni ipotizzate nei vertici delle scorse ore saranno confermate, porterebbe l’indebitamento netto del 2021 a quota 8%, agganciato a una ripresa (5,1% nel tendenziale e 6% nel programmatico) messa in forte rischio dall’evoluzione della pandemia.

Ma gli effetti sul debito/Pil e sulla necessità di avviarne la riduzione sembrano per il momento sfumare dietro la morsa dell’emergenza. A cui appunto, dovrà pensare prima di tutto il Senato. Dove i numeri continuano a ballare. E anche per questo cresce il peso del dialogo tra Fi e il Pd, che con il segretario Nicola Zingaretti ieri ha giudicato «una buona proposta» l’idea lanciata dal responsabile economico di Fi Renato Brunetta di «scrivere insieme» la manovra.

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