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Scossa in Italia dal divorzio Vodafone-Verizon

MILANO — Un divorzio da 130 miliardi di dollari, quello firmato ieri dalla britannica Vodafone con l’americana Verizon, che pone fine ad annosi litigi cominciati nel 1999 quando Sir Christopher Gent, fautore dell’espansione internazionale del gruppo inglese, promosse il matrimonio con la statunitense AirTouch. Ma Inghilterra e America, che tanto hanno condiviso nell’approccio finanziario, insieme non sono mai riuscite a fare buoni affari con la telefonia. Non ce l’ha fatta At&T, che per anni ha provato a sbarcare nel Vecchio continente, né le compagnie europee sono riuscite a colonizzare gli Stati Uniti. E chi ci ha provato come Vodafone e Deutsche Telekom hanno pagato un caro prezzo.
Ma ieri è toccato a Verizon mettere mano al portafoglio, e pur di liberarsi dello scomodo socio inglese ha staccato a Vodafone un assegno cash da 58,9 miliardi di dollari, aggiungendo all’esborso 60,2 miliardi di dollari in azioni Verizon di nuova emissione con diritti limitati di voto più altri 10 miliardi in varie operazioni collegate. Nel complesso il prezzo pagato al gruppo guidato da Vittorio Colao corrisponde a una valutazione di 9,4 volte il rapporto tra valore d’impresa (capitalizzazione più debiti) e margine lordo delle attività Usa, cioè un multiplo che, per una quota di minoranza, rappresenta quasi il doppio della media a cui trattano i big delle tlc europee.
Che cosa farà Vodafone con il corrispettivo incassato? Per prima cosa distribuirà ai suoi azionisti l’intero pacchetto di titoli Verizon (60,2 miliardi di dollari) sotto forma di dividendo straordinario. Gli azionisti della società inglese riceveranno inoltre altri 23,9 miliardi di dollari o in contanti o in azioni Vodafone di nuova emissione con diritti di voto limitati. In totale si tratta di 84 miliardi di dollari (due terzi dei proventi netti) che verranno redistribuiti ai soci del gruppo inglese. I restanti 35 miliardi di dollari saranno invece impiegati per ridurre il debito (20 miliardi) e per effettuare maggiori investimenti (per 9 miliardi) nelle nuove tecnologie della banda larga. Vodafone ha inoltre ricomprato il 23% delle sue attività italiane che erano passate in capo a Verizon, spendendo 3,5 miliardi di dollari e valutando l’intera divisione 15,2 miliardi di dollari. Dopo la Germania, l’Italia è infatti il secondo mercato più importante per il colosso anglosassone guidato da Colao e dal neo direttore operativo Paolo Bertoluzzo.
A operazione ultimata, e considerando anche un dividendo ordinario più ricco dell’8%, Vodafone avrà una qualità del debito di “A” (la migliore pagella del settore), una posizione finanziaria netta pari al margine lordo e un flusso di cassa di 4,5-5 miliardi sterline all’anno. Con questi numeri Colao avrà dunque ampie risorse a disposizione con cui portare avanti un piano di crescita internazionale e possibili ricadute anche in Italia, dove potrebbero finire nel mirino Fastweb o alcuni asset di Telecom Italia. Quest’ultima ieri in Borsa ha guadagnato il 3,8% (dopo il 9% di venerdì scorso) proprio sulla scia della mega operazione Verizon-Vodafone, ma la sua capitalizzazione supera di poco i 10 miliardi di euro.

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