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Scontro sullo sblocco dei crediti delle imprese

E’ bagarre sul pagamento dei debiti che lo Stato deve alle imprese. L’operazionerestituzione di 40 miliardi in due anni, avviata mercoledì scorso dal governo Monti, ha provocato quarantotto ore fa un minaccioso intervento da parte del Commissario agli Affari monetari Olli Rehn che ha ammonito l’Italia a non sforare il tetto del 3 per cento del deficit rispetto al Pil pena la mancata uscita dalla procedura di deficit eccessivo prevista per aprile. Ieri il Commissario europeo all’Industria, Antonio Tajani, è tornato sulla questione ribadendo che il rischio sforamento esiste ma indicando anche una via d’uscita. Il totale dei debiti dello stato è di 71 miliardi, di questi, ha spiegato Tajani, l’80 per cento, ovvero 56,8 miliardi, è già contabilizzato (sono spese correnti e dunque sono già state contabilizzate per competenza: basta il contratto, anche se i soldi non sono ancora usciti) e dunque il pagamento si può fare «in tempi brevi, entro due anni e senza impatto sul deficit». Per i rimanenti 14,2 miliardi invece la contabilizzazione non c’è ancora (sono investimenti e dunque si contabilizzeranno solo al momento del pagamento, cioè per cassa) e il pagamento di questi debiti avrà effetto sul deficit: di conseguenza Tajani suggerisce di «non caricare troppo nel 2013» i pagamenti per cassa con l’obiettivo di restare «sotto il 3 per cento».
Se l’Italia potrà cavarsela con Bruxelles il percorso del provvedimento sui 40 miliardi già trova i primi ostacoli in Parlamento. Il capogruppo dei «grillini» alla Camera, Roberta Lombardi, ha definito l’operazione «una porcata di fine legislatura»: M5S chiede di «non fare regali alle banche» perché una parte dei 40 miliardi andranno «direttamente» agli istituti di credito. Fonti di mercato hanno osservato che tuttavia la parte dei denari che andranno direttamente alle banche è piuttosto ridotta e riguarda i crediti che le imprese hanno ceduto al sistema creditizio (circa 3 milioni: domande di certificazione per 45 milioni di cui accettate solo 3). Lo stesso ministro del Tesoro uscente Vittorio Grilli aveva parlato di poche decine di milioni vantati dalle banche e ieri ha sottolineato che l’operazione «aiuta l’economia e ha l’intesa della Ue».
L’altra accusa di Roberta Lombardi all’operazione è che utilizzando lo 0,5 per cento del Pil per pagare i debiti alle imprese «ci si gioca tutto l’indebitamento che si può stanziare per la crescita». «A parte le banche, Lombardi ha ragione», ha detto Fassina (Pd). Ma fonti del Tesoro replicano: «Attenzione perché quello 0,5 si può utilizzare solo per i debiti pregressi, non per altro».
L’intero «pacchetto» dovrà essere esaminato da una Commissione parlamentare speciale, che si riunisce oggi per la prima volta, e che dovrà esaminare la «Relazione» che allarga i vincoli di bilancio del 2013. Il nuovo rapporto deficit-Pil sale al 2,4 per cento (dall’1,6 per cento del settembre scorso) a causa della caduta del Pil (-1,3 per cento) con la conseguenza che, tra minori entrate e risparmi per interessi, vengono a mancare 8 miliardi. A questa percentuale va aggiunto lo 0,5 per cento per il pagamento dei debiti per cassa e si raggiunge così la soglia del 2,9 per cento.

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