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Scontro sullo Ior alla vigilia del Conclave accuse a Bertone su nomine e trasparenza

CITTÀ DEL VATICANO — Il cardinale brasiliano Odilo Pedro Scherer, da molti osservatori internazionali considerato come il vero antagonista dell’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, nel Conclave che si apre oggi in Vaticano, si è speso nell’ultima riunione fra i porporati in una difesa a spada tratta della Curia. Una posizione che, in modo singolare, è apparsa del tutto antitetica a quella assunta dal suo connazionale Joao Braz de Aviz, ieri personalmente attaccato dal Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il quale in tempo di elezione di Pontefice riveste il ruolo di Camerlengo.
Si è discusso, fra gli altri temi, anche di Ior, l’Istituto per le Opere di religione. Un argomento parso piuttosto insolito da trattare il giorno prima dell’ingresso degli eminentissimi nella Cappella Sistina, per scegliere il nuovo Papa. Ma così aveva disposto Bertone, decidendo di affrontare brevemente il tema delle finanze vaticane nella decima Congregazione generale del Collegio cardinalizio, l’ultima e definitiva. Una riunione che, nelle intenzioni iniziali, forse non avrebbe dovuto protrarsi troppo. Il Camerlengo ha affrontato l’argomento cercando di evitare gli scogli maggiori. Ma poi, non avendo evidentemente digerito le forti critiche fatte sabato da Braz de Aviz alla gestione della Curia negli ultimi anni — un discorso conclusosi con un’ovazione a favore del brasiliano — si è rivolto direttamente a questi. Non solo difendendo l’operato suo e dei propri collaboratori, ma accusando direttamente il confratello di avere consegnato il suo intervento alla stampa italiana.
A quel punto, il porporato Joao si è alzato, e questa volta ha parlato a titolo personale. Io non ho passato niente ai media — ha spiegato stupito — anche perché non leggo la stampa italiana. E poi, non ho fornito alcun intervento scritto perché l’altro giorno ho parlato a braccio. Chi forse ha passato qualcosa fa invece parte dell’organizzazione. Quando Joao ha terminato con queste parole il suo intervento, si è levato un forte applauso nei suoi confronti.
È stata a questo punto la volta di Scherer, uno dei quattro cardinali che si è schierato a difesa della Curia, a fronte di una trentina di interventi globalmente risultati come critici. E il porporato che in tanti nel mondo oggi vedono come il principale antagonista dei “riformisti” si è speso in parole tutte a difesa del “partito romano” e del suo operato nello Ior. Un intervento schietto, proveniente da una persona molto apprezzata per lo stile diretto e la grande capacità di lavoro nella sua diocesi.
Alcuni osservatori ascoltati da Repubblic ahanno giudicato la sua iniziativa come «improvvida», perché fatta a poche ore dall’apertura del Conclave, mettendo così a rischio la sua stessa candidatura. Altri considerano invece che Scherer potrebbe aver scientemente convogliato su di sé in modo chiaro i voti della Curia romana. Ad ogni buon conto, le discussioni avvenute proprio nelle ultime due sessioni delle Congregazioni generali, la nona di sabato e la decima di ieri, hanno sancito — ove mai si fosse dubitato — la spaccatura fra i cardinali del Brasile, che appaiono così tutt’altro che compatti.
E comunque, pur nei toni pacati che contraddistinguono il confronto fra cardinali, la discussione di ieri mattina è stata accesa sugli argomenti. Molti gli aspetti trattati, dalla natura dello Ior all’inserimento nel sistema internazionale dei controlli Moneyval contro il riciclaggio. Alcuni porporati hanno chiesto conto in modo fermo del licenziamento del presidente Ettore Gotti Tedeschi, e del perché non si sia tenuto conto della sua difesa. Chiaro, quindi, il desiderio di vederci più chiaro sulle vicende della “banca” vaticana, appena reduce da un riassetto con la recente nomina del nuovo presidente, il tedesco Ernst von Freyberg, alla testa del board dopo nove mesi di “sede vacante”.
«La situazione dello Ior — ha fatto presente in sala stampa il portavoce papale, padre Federico Lombardi — non è il punto principale per avere criteri sull’elezione del Papa». In molti avrebbero comunque voluto continuare a discutere, ma c’era già la decisione votata sabato di dare inizio al Conclave il 12 marzo. Forse ha ragione il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, uno degli undici elettori africani, che ieri diceva: «Lo Ior non è essenziale al ministero del Santo Padre come successore di Pietro. Io non so se san Pietro avesse una banca».

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