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Scontro sulle alleanze Renzi chiude a sinistra “No a modelli passati”

Sugli scissionisti dem cala il veto di Renzi. Innominati nel discorso d’apertura della kermesse del Lingotto venerdì scorso, i Demoprogressisti sono accusati, ieri in chiusura, di avere attentato al Pd. «Nelle scorse settimane qualcuno ha cercato di distruggere il Pd, perché c’è stato un momento di debolezza innanzitutto mia. Ma non si sono accorti che c’è una solidità e una forza che esprime la comunità del Pd, indipendentemente dalla leadership: si mettano il cuore in pace, c’era prima e ci sarà dopo di noi e ora cammina con noi». Renzi attacca. E a Massimo D’Alema e a Michele Emiliano manda a dire: «Sento parlare di Ulivo da chi è più esperto di Xylella, da chi l’ha segato da dentro e ha fatto concludere l’esperienza di Prodi ». Conseguenza: porte chiuse, anzi sbarrate. Nonostante la questione delle alleanze sia decisiva per un centrosinistra che abbia l’ambizione di vincere.
In vista delle primarie del 30 aprile, ormai in piena sfida congressuale, il segretario ricandidato annuncia che «non sarà possibile replicare le alleanze del passato», né ripercorrere la stessa strada dell’Io, del personalismo, a scapito del Noi. Neppure parla più di rottamazione e si appella a tutti, ai Millennials e agli anziani, ma soprattutto ai quarantenni, come Maurizio Martina con cui fa ticket, perché rilancino il Pd. A proposito di sinistra, avverte: «Non basta alzare il pugno e cantare Bandiera rossa per dirsi di sinistra, quella è un’immagine da macchietta». Ed è meglio difendere l’operato di Sergio Marchionne se questo «porta gli operai in fabbrica». Altolà poi sul giustizialismo: «Sì alla giustizia giusta, un abbraccio a chi è indagato in questi giorni». Pausa. «A Virginia Raggi», conclude. Il punto di vista renziano sulle alleanze lo rende ancora più esplicito la vice segretaria del Pd, Debora Serracchiani: «Pisapia è la sinistra a cui guardare, leggo di un listone di centrosinistra. Non pensi però chi è uscito dalla porta sbattendola di entrare dalla finestra dentro quel listone».
Riuniscono le loro assemblee ieri anche Andrea Orlando a Roma e Emiliano a Firenze, i due dem sfidanti di Renzi, che correggono l’ex premier su alleanze e politiche. Da Mdp, il movimento dei fuoriusciti, va al contrattacco il leader Roberto Speranza: «Qualcuno ha provato a distruggere il Pd? No Matteo, qualcuno lo ha distrutto e quello sei tu». Orlando, ministro Guardasigilli, supportato dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, da Michele Meta, da Cesare Damiano presentando la sua mozione congressuale al Teatro Eliseo, ammonisce: «Va costruita un’alleanza di centrosinistra largo: non è questo il momento di mettere paletti, ma di costruire ponti». E sulla scissione: «Mi ha fatto male vedere i compagni che se ne sono andati, ma mi ha fatto ancora più male che qualcuno abbia tirato un sospiro di sollievo». Emiliano si sente offeso sulla Xylella e polemizza con Renzi: «Una battuta su quanto sta distruggendo i nostri ulivi, dà la misura di come Renzi disprezzi la Puglia e il Mezzogiorno». Quindi, Pisapia. L’ex sindaco di Milano, che sabato ha lanciato il suo movimento Campo Progressista, in tv ieri a In mezz’ora torna sull’aut aut: o il Pd sta con la sinistra e dimentica gli Alfano e i Verdini oppure non c’è alleanza.Disponibilità dal Lingotto? «Bene quanto dicono Martina e Orfini, ma la decisione dovrà essere presa a fine primarie quando ci sarà un segretario ».

Giovanna Casadio

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