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Scontro sull’aumento dell’Iva

È stato sufficiente ipotizzare l’aumento dell’Iva di inizio ottobre per riaccendere lo scontro all’interno della strana maggioranza. Con una differenza rispetto a fine agosto, quando il Governo “ballava” sull’Imu. Questa volta centro-destra e una buona parte dello stesso centro-sinistra boccia l’ipotesi avanzata martedì dal Governo di far scattare l’aumento dell’aliquota ordinaria dal 21 al 22%, dopo l’incontro tra il premier Letta, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni con il commissario europeo Olli Rehn. Una pioggia di reazioni contrarie che ieri si è aperta con la precisazione del portavoce di Rehn, Simon O’Connor, che rispondendo alle accuse in arrivo dall’Italia ha precisato che sull’aumento dell’Iva in Italia «sta al governo valutare se sia necessario».
Lo stato della finanza pubblica, stando alle indiscrezioni sulla nota di aggiornamento del Def che sarà presentata al Consiglio dei ministri di domani, sembrerebbe dire che Italia è al limite del 3% nel rapporto deficit-Pil. Pur non avendo preso alcuna decisione definitiva il Governo ha voluto comunque far sapere che le risorse per scongiurare l’aumento Iva di inizio ottobre e contemporaneamente procedere a metà dicembre all’esenzione Imu per l’abitazione principale, i terreni agricoli, gli alloggi popolari e gli immobili inveduti dei costruttori non ci sono. Si lavora anche a una rimodulazione del paniere Iva che sarà accelerata se si dovrà bloccare l’aumento, più ragionata e da far scattare con la legge di stabilità dal 1° gennaio in caso di rinvio.
«Le risorse che il governo ha a disposizione per i prossimi 2-3 mesi – ha sottolineato ieri il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta – presentano un percorso impegnativo, perché oltre all’Iva ci sono anche l’Imu e gli ammortizzatori sociali. Nelle prossime ore dovremo fare una valutazione complessiva e decidere quali siano le priorità». A creare ulteriori fibrillazioni è stato anche il viceministro dell’Economia Stefano Fassina, secondo cui «non ci sono gli spazi di finanza pubblica per affrontare entro la fine dell’anno Iva, Imu, cassa integrazione in deroga, missioni internazionali e interventi per rispettare il limite del 3% di deficit sul Pil». Per Fassina «occorre scegliere: per rinviare l’aumento Iva, va rivisto l’intervento sull’Imu. Confermiamo la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore».
Uno scambio inaccettabile per il Pdl tanto che il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta, è esplicito: la tenuta della maggioranza è a rischio se il Mef non trova il miliardo per bloccare l’aumento fino dicembre. A rimarcare la possibile spaccatura della strana maggioranza è stata anche la portavoce dei deputati Pdl, Mara Carfagna, secondo cui «i tassofili di ogni origine e specie si rassegnino: nessuno, fino a quando il Pdl sarà in maggioranza, metterà le mani in tasca agli italiani». . Critiche arrivano anche dal Pd. Per i deputati renziani Lorenza Bonaccorsi, David Ermini, Federico Gelli, Ernesto Magorno: «l’aumento Iva dopo aver reperito risorse per la riduzione parziale dell’Imu sarebbe un duro colpo alle fasce più deboli».
Ad appoggiare la scelta dell’esecutivo i sindacati, a patto che il Governo contemporaneamente all’aumento Iva riduca le imposte dirette e in particolare le tasse sul lavoro.
Dalle associazioni di categorie dei commercianti, degli artigiani e dei consumatori, infine, il coro di no è unanime. Il presidente Luigi Bordoni, di Centromarca ha ribadito la posizione delle Grandi Marche: è un intervento «inopportuno in questa fase pesantemente negativa del ciclo economico».

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