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Nuovo scontro sulla Web Tax L’Ue agli Usa: non ci fermiamo

L’Europa va avanti sulla web tax anche se gli Stati Uniti si sono sfilati dal tavolo dell’Ocse, che stava studiando un’imposta digitale a livello mondiale. «La Commissione europea vuole una soluzione globale e riteniamo che l’approccio dell’Ocse sia quello giusto. Ma se ciò si rivelasse impossibile quest’anno, siamo stati chiari sul fatto che presenteremo una nuova proposta a livello Ue», ha detto il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni.

La lettera del segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, indirizzata ai ministri delle Finanze di Italia, Gran Bretagna, Francia e Spagna in cui comunica la sospensione delle trattative in corso con i Paesi europei e minaccia dazi contro gli Stati che decideranno di andare avanti è stata accolta con «rammarico» dalla Commissione europea, che ha chiesto «agli Usa di ritornare al tavolo negoziale all’Ocse». Ma l’esecutivo europeo ha spiegato anche di essere «determinato a garantire che tutte le imprese, comprese quelle digitali, paghino la loro giusta parte di imposte laddove sono legittimamente dovute. È particolarmente importante nella situazione attuale del coronavirus». Gentiloni ha anche detto che «la Commissione è accanto a tutti gli Stati membri che hanno fatto progressi con le proprie imposte sui servizi digitali».

Roma non ha intenzione di tornare sui propri passi. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto che «la posizione dell’Italia sulla digital tax non cambia» e continuerà a «lavorare per una soluzione entro il 2020, come deciso dal G20». Il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha bollato la lettera dell’amministrazione americana come una «provocazione» e ha confermato che in Francia «ci sarà una tassa sui colossi del digitale nel 2020». «Eravamo a qualche centimetro dall’accordo», ha sottolineato Le Maire precisando che i big tech «sono forse gli unici ad aver tratto immensi benefici dall’emergenza coronavirus». La mossa Usa arriva in un momento delicato, la web tax è stata indicata dalla Commissione Ue come una delle nuove risorse proprie (valore circa 5 miliardi all’anno) con cui rimborsare il Recovery Fund, lo strumento Ue per aiutare i Paesi colpiti dalla crisi, che è ora oggetto di negoziato tra gli Stati membri. Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Cipro sono sempre stati scettici, perché traggono vantaggi dalla tassazione agevolata che applicano ai big tech. Una soluzione «globale multilaterale» sarebbe preferibile anche per il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria, che vede un rischio di «guerra commerciale» se i Paesi si muovono unilateralmente.

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