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Scontro sulla Tobin tax salva-banche

Bagarre nella bagarre, tra i tanti rivoli che confluiscono nella legge di Stabilità (Milleproroghe incluso) c’è anche la Tobin tax. Che tra gli addetti ai lavori molti ritengono, nella versione paventata finora, un prelievo salva-banche. Con un’aggravante: il prelievo sulle transazioni finanziarie, la Tobin appunto, nelle ipotesi del governo dovrebbe garantire un gettito pari a 1,088 miliardi e invece secondo altri calcoli si fermerebbe ben prima. Insomma, rischia di essere una “tassa teorica”, in quanto di difficile applicazione e con troppe esclusioni. Ma già ieri notte, nell’incontro annunciato tra i relatori, Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), e alcuni esponenti del governo come i sottosegretari all’Economia, Gianfranco Polillo e Vieri Ceriani, potrebbero essere stati affrontati alcuni nodi. Sebbene le previsioni dei più sia che la Tobin andrà in votazione all’ultimo minuto, nel week end e forse in notturna.
Andiamo per gradi. Il testo consegnato dal ministero dell’Economia venerdì scorso ai due relatori Tancredi e Legnini e mai discusso per sopraggiunta esplosione della crisi politica, non aveva convinto molto. «Noi teniamo ferma la nostra impostazione, di pagare poco per pagare tutti spiega Francesco Boccia, deputato Pd e autore alla Camera di un ordine del giorno di segno opposto al testo di cui si sta ora parlando – il nostro obiettivo è il senso della legge comunitaria, in linea con la proposta Bersani sulla Tobin Tax che giace da un anno e mezzo in Parlamento». Che, in sintesi, proponeva di pagare un centesimo (un punto base) ma di applicare la tassa davvero su ogni transazione finanziaria.
Il testo attuale invece parte da un’aliquota piuttosto alta, 20 punti base sui mercati non regolamentati, la metà per Piazza Affari (che sale a 22 punti base e a 12 per il 2013) ma in compenso è piena di eccezioni e distinguo. Anzi, semplificando un po’ si può dire che verrebbe applicata quasi solo sugli scambi azionari. E nemmeno tutti: anche in questo caso si parla di “saldi netti” giornalieri, escludendo così i day trader che utilizzano le piattaforme on line (delle banche) e in genere arrivano a fine serata avendo chiuso tutte le posizioni. Eppure sono proprio i trader on line che fanno circa il 30% degli scambi giornalieri in Borsa e il 70% del
numero delle operazioni eseguite (su ognuna delle quali cui si paga una fee alla Borsa) e che con questa ipotesi di Tobin tax vengono quasi del tutto “graziati”. Così come restano fuori del tutto o quasi i derivati: è previsto solo un importo fisso su ogni contratto, ma con riferimento unicamente ai derivati sulle azioni (mentre la stragrande maggioranza di questo tipo di prodotti è legato a tassi, cambi, materie prime e altre formule strutturate). Non si pagherà nemmeno sui bond (che le banche negoziano e soprattutto emettono): alla fin fine, in questa versione la Tobin tax rischia di applicarsi quasi solo ai risparmiatori italiani, che investono nel medio periodo.

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