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È scontro sulla quota in Iccrea, Cassa Centrale passa alle vie legali

Si alza il livello dello scontro tra Cassa Centrale Banca e Iccrea. Dopo mesi di dialogo in cerca di una soluzione condivisa sul tema della partecipazione incrociata tra le due banche, il gruppo bancario cooperativo basato a Trento ha annunciato l’intenzione di passare alle vie legali. E, in particolare, di impugnare le modifiche statutarie varate da Iccrea nell’assemblea del 10 gennaio. Modifiche che – spiega Ccb in una lettera inviata nei giorni scorsi a Iccrea, Bankitalia e alle banche affiliate – «risultano assai pregiudizievoli» per gli interessi anche patrimoniali del gruppo e delle banche affiliate, a loro volta titolari di azioni Iccrea.
Tutto nasce dalla recente delibera assembleare di Iccrea, che ha approvato una serie di modifiche al proprio statuto in vista della prossima trasformazione da banca di secondo livello a capogruppo del gruppo bancario cooperativo. Oggetto dello scontro in particolare è l’inserimento del 10% come limite alla partecipazione del diritto di voto. Per Ccb, che oggi tramite le sue affiliate detiene una quota attorno al 22% di Iccrea, la limitazione «sine die» – che è stata fatta «senza introdurre forme di compensazione (liquidazione o conguaglio)» nè «l’esercizio di recesso» – rappresenta un danno patrimoniale. La soglia del 10%, si legge inoltre nella lettera, appare «ingiustificata e arbitrariamente indicata» e «non è giustificata dal fine di escludere situazioni di controllo della capogruppo da parte di soggetti esterni». Di fatto, secondo la tesi del gruppo trentino, le modifiche non sono funzionali alla trasformazione in gruppo bancario e quindi devono consentire il diritto al recesso. Al prezzo di carico di 52,8 euro per azione, il pacchetto Iccrea in mano a Ccb e alle sue affiliate vale circa 240 milioni, valore che non è lontano dall’importo della ricapitalizzazione pari a 250 milioni che la stessa Iccrea ha appena lanciato.
Il monito lanciato da Ccb, con l’annuncio di voler adire le vie legali, era in verità atteso. Non è escluso che il gruppo trentino punti all’invalidazione dell’assemblea. Ma è possibile soprattutto che la mossa rappresenti un segnale indirizzato ai vertici di Iccrea, nell’auspicio di trovare una soluzione concordata in linea con quanto auspicato da Bankitalia. Da parte sua, la stessa Iccrea lo scorso 2 gennaio aveva dato «disponibilità» all’apertura «di un tavolo negoziale diretto alla gestione delle azioni della vostra società», come rivelato dalla stessa Ccb in una lettera inviata l’8 gennaio (si veda Il Sole 24 Ore del 9 gennaio). Una disponibilità a cui Ccb aveva risposto suggerendo alle banche affiliate di non presenziare all’assemblea del 10 gennaio, evitando così possibili scontri.

Luca Davi

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