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Scontro sulla manovra Renzi a Bankitalia “Giusto togliere l’Imu”

ROMA.
Un sigaro portato apposta per Bersani da Cuba come calumet della pace alla sinistra dem. Matteo Renzi apre l’assemblea dei parlamentari del Pd sulla legge di Stabilità consegnando il dono al “delfino” di Bersani, Roberto Speranza, dal momento che l’ex segretario è in ritardo. Bersani però dice: «Fumo i toscani». E il sigaro resta a Speranza. Comunque gesto distensivo di Renzi così come l’apertura alle proposte contro l’evasione fiscale dell’associazione, Nens, di Bersani e Vincenzo Visco. Ma per il resto il premier replica colpo su colpo all’offensiva che sulla manovra arriva dalla Corte dei Conti, da Bankitalia e dalla minoranza del partito. Sul tetto del contante giura di essere disposto a «cambiare idea se si dimostra che aumenta l’evasione». «I gufi» poi, sappiano che «l’Expo è stata la loro Caporetto». Difende a spada tratta la scelta di tagliare le tasse: «Da persona di sinistra ritengo che le tasse debbano essere abbassate, giusto togliere l’Imu, non condanno il mio partito al suicidio, né il mio paese alla stagnazione. Se volete qualcuno che le alzi, cercatevi un altro premier».
Liquida come «assurda» l’accusa che si tratti di una manovra in deficit. I governatori, che incontrerà domani a Palazzo Chigi, sostengono che la sanità sarà al collasso? Renzi risponde: «Sulla sanità più fondi nel 2016 che nel 2015». E loda i risparmi del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Con il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino invece è scontro. Alla battuta di Renzi che ha convocato le Regioni ironizzando: «Ora ci divertiamo», Chiamparino ribatte duramente: «Non vado a Roma con spirito di divertimento, per me è un appuntamento importante e impegnativo di lavoro».
Foglietto scritto, Renzi non parla solo di legge di Stabilità, ma affronta i temi politici. Su Berlusconi: partecipando al raduno leghista di Bologna «sposa i bla-bla-bloc e chiude la sua parabola». È però per i dem fuoriusciti o sul punto di farlo la bordata più pesante: «Quello della sinistra radicale e di alcuni nostri ex compagni di partito è un delirio onirico. Non sono gli avversari a preoccuparmi, il problema siamo noi. Alle numerose minoranze del Pd dico: il nemico non siamo noi. Cari amici e compagni le regole valgono sempre o non valgono mai. Non è che la ditta è di sinistra se vince Tizio o Caio. Rispetto chi lascia ma anche chi arriva. L’afflusso più grande è da Sel e non da Verdini». Sono le elezioni il convitato di pietra e queste, dice Renzi, «si vincono nelle periferie non nei salotti del centro». La sinistra dem ha previsto solo due interventi, di Cecilia Guerra e Laforgia sugli emendamenti alla manovra. D’Attore, Carlo Galli e Folino annunciano l’addio al Pd.
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