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Scontro tra Schäuble e Nouy sui costi della Vigilanza Bce

Non avendo ancora personale sufficiente per condurre «in casa» gli stress test nel 2014 e nel 2016, la Vigilanza Unica Bce, organismo indipendente istituito nell’ambito della Banca centrale europea, ha dovuto rivolgersi a società di consulenza esterne come BlackRock Solutions — controllata dal colosso Usa del risparmio gestito — Oliver Wyman e McKinsey. A caro prezzo. Come rivelato dalla presidente della Vigilanza Unica Bce, la francese Danièle Nouy — prossima a lasciare l’incarico all’italiano Andrea Enria — in una lettera dello scorso novembre indirizzata al Bundestag, il Parlamento tedesco, le consulenze sull’analisi dei bilanci bancari sono costate alla Bce complessivamente 26 milioni nel 2014 come compensi a Oliver Wyman e 8,3 milioni di euro nel 2016 alle altre due società, di cui 1,5 milioni a McKinsey.

Il carteggio tra Nouy e il neo presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble , già potente ex ministro delle Finanze di Angela Merkel, è durato mesi, dall’estate scorsa fino a novembre. Ed è proprio nella missiva di risposta del 6 novembre, pubblicata ieri dal Sole 24 Ore, che emerge il particolare dei compensi alle società di consulenza. L’attività di queste società terze negli stress test della Bce non è una novità. Il ruolo di BlackRock, in particolare, era emerso già nel 2016. La società Usa era anche stata incaricata dalla Banca di Grecia nel 2013 per l’analisi dei bilanci delle banche nazionali, e un test analogo era già stato effettuato nel 2011.

I punti più delicati delle lettere del Bundestag sono nella mancanza di trasparenza della Vigilanza sulle spese sostenute nonché sul rischio di conflitti di intesse, che metterebbero in dubbio la serietà delle analisi della Vigilanza, specialmente in una fase in cui sono sotto revisione i modelli interni adottati dalle banche per valutare gli attivi più rischiosi (di «livello 3») come i derivati, di cui le banche tedesche sono piene. Secondo la Bce, comunque, il rischio di conflitti di interesse non c’è in quanto «tutti i contratti della Bce con soggetti privati impongono l’obbligo della riservatezza e quindi non c’è ragione per preoccuparsi». Tra gli altri vincoli imposti dalla Bce ai consulenti esterni c’è quello di vietare per un certo periodo di tempo ai dipendenti di passare dal ramo della consulenza a quello della gestione degli investimenti.

«Non sono in grado di giudicare le valutazioni di Schäuble. Devo dire che in generale la supervisione europea di cui Daniele Nouy è presidente è molto rigorosa. Può anche darsi che il rigore comporti dei costi», ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, richiesto di un commento.

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