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Scontro Renzi-Bersani sulle regole “Allucinanti”. “Non si cambiano”

FIRENZE — «Calma sulle regole, calma. Domenica scorsa hanno votato più di tre milioni di persone e ora mica possiamo cambiare il bambino nella culla». Sempre più sicuro di sé Pier Luigi Bersani, che dice sorridendo «sarei un pollo se a questo punto non vincessi mentre non scommetterei un centesimo sulla vittoria di Renzi». Il segretario del Pd si prepara al ballottaggio cercando di tenere a freno l’impazienza dell’avversario e di depotenziare la sua battaglia contro gli “sbarramenti” del secondo round. «Che significa», chiede il sindaco di Firenze, «che chi si iscrive adesso dovrà dimostrare di non aver votato al primo turno per cause indipendenti dalla sua volontà? Ci auguriamo un’interpretazione flessibile, come minimo. Perché la giustificazione non la deve dare il cittadino che vuole votare ma chi sta lì da vent’anni e non ha cambiato le cose».
Lo staff renziano ha piantato le tende nel comitato delle primarie di via Tomacelli ma la trattativa per ora è arenata: chi vorrà registrarsi per il ballottaggio potrà farlo solo domani e venerdì negli uffici allestiti unicamente nei capoluoghi di provincia e pazienza per chi abita lontano. Centinaia di sostenitori di Renzi hanno presentato un ricorso formale ai Garanti chiedendo di eliminare cavilli e ostacoli. Niente da fare però. Le regole non si cambiano tra primo e secondo tempo, su questo Bersani appare inflessibile. «Le primarie sono aperte ma non un porto di mare dove ognuno viene quando vuole», avverte una volta per tutte.
Renzi però non molla, sa che i nuovi elettori potrebbero essere la sua carta vincente, persino l’astrofisica Margherita Hack ha confessato che voterà per lui anche se domenica scorsa non è potuta andare al seggio («al primo turno avrei scelto Vendola», spiega). Un endorsement gradito al sindaco quasi quanto quello di Jovanotti, che fa infuriare il comitato Bersani perché il Tg3 lo annuncia senza preoccuparsi di bilanciarlo con una dichiarazione a favore del segretario. «Troviamo la cosa alquanto scorretta», sottolineano i bersaniani evidentemente seccati.
Dietro all’apparente aplomb dei candidati, insomma, le due anime del Pd non si riconciliano. Renzi attacca duro l’avversario rimproverandogli errori compiuti come ministro: «Equitalia è una società forte con i deboli e debole con i forti», dice. «L’ha fatta Tremonti ma i poteri glieli ha dati il decreto Visco-Bersani». Torna poi ad agitare il fantasma della scissione: «Un sondaggio della Gruber dice che se faccio un partito mio prendo tra il 12 e il 25 per cento ma io ripeto che non accetto chi fonda partitini, di faccia ne ho una sola. Se perdo resto a Firenze e non chiedo nulla in cambio ma sarà naturale che parte dei miei abbia rappresentatività in Parlamento. Abbiamo il 36 per cento: che facciamo, li cancelliamo?».
Difficilissimo per il sindaco rimontare i quasi dieci punti di distacco puntando a rastrellare i voti vendoliani. Il leader di Sel sta organizzando un’iniziativa a Napoli insieme a Bersani. E’ lo stesso segretario a rivelarlo, rivolgendosi a quella sinistra che non lo ha scelto con il cuore ma ora forse potrebbe votarlo per ragionamento: «Posso dire agli elettori di Vendola di considerare la mia sensibilità, poi valuteranno loro. Penso di dare un messaggio che può essere recepito». Bersani andrà nei prossimi giorni anche in Toscana, la regione dove Renzi è più forte, venerdì farà tappa ad Empoli, Siena e Livorno. Lo stesso giorno Renzi potrebbe essere in Puglia, a Taranto, per poi prendere un volo per la Sicilia. Insieme a Milano sono le uniche trasferte previste, il resto del tempo lo passerà in tv. Ieri sera a Firenze ha riunito i suoi comitati per discutere la strategia degli ultimi giorni, tutta concentrata sul tentativo di attirare ai seggi più gente di quanta non sia già andata.

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