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Scontro tra Londra e Bruxelles, più lontano l’accordo su Brexit

L’accordo su Brexit si fa più lontano e i rapporti tra Londra e Bruxelles si fanno più tesi. Una conversazione telefonica tra Boris Johnson e Angela Merkel ieri avrebbe dovuto spianare la strada a un’intesa ma invece ha creato un incidente diplomatico. L’Unione Europea ha accusato il premier britannico di fare «uno stupido gioco di scaricabarile» su Brexit.

L’irritazione della Ue è dovuta all’annuncio da parte di Londra che un accordo su Brexit era ormai «fondamentalmente impossibile». Una fonte di Downing Street ha detto alla Bbc che un’intesa è di fatto ormai impossibile a causa delle richieste inaccettabili della cancelliera tedesca. L’ufficio della Merkel ha confermato che il colloquio telefonico c’è stato, ma non ha rivelato i contenuti o l’esito di una conversazione che ha definito «privata e riservata».

Secondo Downing Street il problema insuperabile sarebbe stata l’insistenza della Merkel che l’Irlanda del Nord deve restare nell’unione doganale europea altrimenti un accordo con la Ue diventa «sostanzialmente improbabile». Questa è un’idea inaccettabile per il Governo Johnson, ha spiegato la fonte: «Se questa rappresenta una nuova posizione fissa, un accordo è fondamentalmente impossibile, non solo adesso ma per sempre». Quindi le trattative formalmente continuano ma si sono arenate «nonostante gli sforzi di Londra».

Da Berlino, il governo tedesco non ha voluto commentare le clamorose rivelazioni inglesi sulla conversazione. Eppure, proprio l’Irlanda del Nord è il nodo del contendere. L’ultima proposta inglese prevede che il Regno Unito esca dall’unione doganale e quindi si debbano stabilire controlli alle frontiere, mettendo a repentaglio l’accordo di pace del 1998 tra le due comunità in Irlanda. Per i Ventisette, questo è da sempre inaccettabile.

Come mai in passato, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è sembrato perdere la pazienza con il governo britannico. In un tweet, l’ex premier polacco ha accusato ieri Boris Johnson di giocare con «il futuro dell’Europa e del Regno Unito», cavalcando «uno stupido gioco di scaricabarile” sul fallimento dei negoziati. «Lei non vuole un accordo, non vuole una proroga (della partecipazione del Paese all’Unione, ndr), non vuole revocare (l’uscita, ndr). Quo vadis?».

Già la settimana scorsa, quando Johnson aveva presentato a Bruxelles le sue proposte per risolvere l’impasse di Brexit, diverse persone avevano espresso dubbi sui reali obiettivi del premier. Secondo alcuni critici, le proposte di Londra erano volutamente irricevibili e studiate per portare a un rifiuto da parte di Bruxelles. Il vero scopo di Johnson, secondo questa teoria, sarebbe portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue il 31 ottobre senza un accordo come ha ripetutamente promesso di fare, ma dare tutta la colpa all’intransigenza e mancanza di flessibilità di Bruxelles. Gli eventi di ieri sembrano confermare questi sospetti, che sono stati espressi apertamente ieri dall’opposizione laburista.

Sia l’ufficio della Merkel che il Governo irlandese hanno sottolineato che non intendono chiudere la porta a Londra ma sono disposti a continuare a negoziare, a patto però che le trattative siano in buona fede. Ancora ieri le parti si sono incontrate a livello tecnico a Bruxelles. Rispetto alla proposta inviata la settimana scorsa, gli inglesi hanno fornito alcuni chiarimenti, ma senza cambiamenti di sostanza. «Ci si confronta», spiegava un diplomatico a colloqui in corso, segnati da un evidente aumento dell’emotività. La scelta di Downing Street di rivelare il contenuto delle parole di Angela Merkel è stata attribuita alla campagna elettorale in corso nel Regno Unito.

Una legge approvata all’inizio di settembre dovrebbe obbligare il premier britannico a chiedere un rinvio di Brexit se non via è accordo entro il 19 ottobre. Tuttavia, il governo Johnson pur assicurando che rispetterà la legge spiega di voler comunque permettere al Paese di uscire dall’Unione il 31 ottobre, come previsto, con o senza una intesa. È un mero atteggiamento negoziale o una ferma posizione politica? I Ventisette non lo sanno per certo, e non nascondono smarrimento e preoccupazione.

Ieri sera il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney doveva incontrare il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier: «Ai miei occhi – ha detto l’uomo politico irlandese prima dell’incontro – un accordo è ancora possibile, ma è necessaria volontà da entrambe le parti. Un’intesa non può giungere a qualsiasi prezzo. Il governo britannico ha precise responsabilità sull’isola d’Irlanda e Brexit deve riconoscerle». Il premier irlandese Varadkar ha avuto ieri un colloqui con Johnson e nei prossimi giorni i due leader avranno un incontro.

Il governo britannico, intanto, ha pubblicato un rapporto di 156 pagine in cui sintetizza quello che il Paese sta facendo – e quello che imprese e cittadini devono fare – per prepararsi al no-deal. L’allontanarsi di un accordo tra Londra e Bruxelles ha pesato sulla sterlina, che ieri è scesa ai minimi da un mese.

Nicol Degli Innocenti

Beda Romano

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