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Scontro fra Antitrust e Ordini

di Marco Bellinazzo e Laura Cavestri

Professioni ricompattate come non si vedeva da tempo. Sulle note di Mameli e dell'inno alla Gioia di Beethoven, cantato dal coro del Teatro Regio, il Notariato italiano ha aperto ieri a Torino, con solennità istituzionale, il 46° Congresso nazionale, serrando le fila dell'orgoglio professionale insieme alle altre professioni, consulenti del lavoro e commercialisti in primis.

Il clima si è infiammato nel pomeriggio con un botta e risposta tra il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, e Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni). «Liberalizzare le professioni potrebbe portare a un aumento dell'1,5% del Pil, ovvero 18 miliardi di euro in pochi anni», ha detto Catricalà ai 1.500 notai dell'auditorium del Lingotto. «Integrare gli Ordini – ha aggiunto – con rappresentanti dei consumatori, anticipare il più possibile il tirocinio all'università. In ogni caso, le liberalizzazioni devono cominciare dai trasporti, dalle ferrovie, dalle autostrade e dai servizi pubblici locali. Non certo dai notai che producono lo 0,3% del Pil. Ma bisogna riformare le professioni e non restare legati a esami di abilitazione che non sono sempre garanzia di qualità». È stata la miccia che ha scatenato le proteste e i fischi di una categoria tradizionalmente aliena alle intemperanze.

Dura la reazione di Calderone, tra gli applausi della platea: «Sono indignata dalle parole dell'Authority e ogni volta che le sento mi arrabbio un po' di più. Catricalà viene a dirci che il nostro sistema, che funziona, va smantellato. Con il rischio di allevare una generazione di professionisti capre. Ho una figlia di 18 anni che non vuole fare la consulente del lavoro ma l'architetto. Le proporrò di fare un concorso per diventare dipendente dell'Antitrust». «Dal Bilancio 2010 dell'Authority – rincara Calderone – 277 dipendenti costano 35 milioni di euro, 127mila euro lordi l'anno. Mentre la tariffa della mia categoria è ferma dal 1992». Non meno caustica la replica di Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti: «Questo congresso poteva essere una grande opportunità di confronto e di incontro con l'Authority e con le imprese – ha affermato – ma prendiamo atto che queste componenti non hanno voluto ascoltare. Non si può venire a tranquillizzare la platea per dire che il problema non sono i professionisti, ma poi si cerca di far passare (come accaduto nel corso del susseguirsi delle manovre estive) norme che consentono alle imprese di fare i professionisti e non certo alle professioni di potersi organizzare in società come imprese». Poco prima Vincenzo Boccia, vicepresidente di Confindustria, aveva chiesto ai professionisti di mettere definitivamente da parte le tariffe minime: «Le imprese – aveva detto Boccia – sanno riconoscere tra un costo e un investimento e sanno dare valore alle prestazioni professionali». In serata arriva da Roma la replica di Catricalà: «Non è possibile accettare – scrive in una nota – un'aggressione offensiva fatta in assenza dell'interlocutore, a cui ribatterò nelle sedi opportune punto per punto».

In contrapposizione a un mondo anglosassone con poche regole e molti subprime e derivati tossici, «il Notariato – ha detto il presidente del Consiglio nazionale, Giancarlo Laurini – offre orgogliosamente la garanzia del controllo di legalità preventivo sugli atti». Al Governo manda un messaggio chiaro: «Si ascolti chi sulla sicurezza, sulla legalità e la stabilità dei rapporti giuridici ha costruito la propria professionalità», confermando la massima apertura al dialogo. «Ma sulle tariffe come parametro, sulla competenza geografica e sul Dna della categoria non si fanno sconti» chiosa Laurini. Ha strappato applausi il direttore delle Entrate, Attilio Befera: «Il notariato è una delle categorie che più contribuisce alla copertura della spesa pubblica – ha sottolineato -. Io rappresento il socio di maggioranza dei vostri studi».
 

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