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Scontro al vertice di Intesa Sanpaolo

Sei giorni. Se le scosse che arrivano dai piani alti di Intesa Sanpaolo si trasformeranno in un vero e proprio terremoto lo si scoprirà (al massimo) martedì prossimo: come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, per quel giorno sono fissati i due consigli della banca, sede naturale per decidere un’eventuale rivoluzione al vertice di Ca’ de Sass.
In discussione c’è la permanenza di Enrico Cucchiani nel ruolo di consigliere delegato: da diverse settimane i rapporti tra il manager e il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli – complice il redde rationem di alcune partite di sistema importanti per la banca, da Rcs a Telco-Telecom – si erano fatti particolarmente tesi, ma a quanto si apprende le divergenze negli ultimi giorni sono diventate sempre più profonde. In banca c’è anche chi fa notare lo scarso feeling di Cucchiani con la struttura e con i territori, così come una semestrale inferiore alle attese (soprattutto per quel che riguarda l’attività bancaria in senso stretto), tutti elementi che avrebbero spinto Bazoli a pensare alla soluzione estrema, e a sondare l’umore dei soci circa l’uscita anticipata di un manager arruolato meno di due anni fa, quando Corrado Passera assunse l’incarico di ministro del Governo Monti.
Nessun incontro tra i soci, per ora ci si limita alle telefonate. Molte, però. Tra le Fondazioni azioniste e i loro rappresentanti nei consigli. Nel progetto di cambio in corsa Bazoli sembra contare senz’altro sull’appoggio di Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, che comunque ieri ha provato a gettare acqua sul fuoco dicendo che «non risultano tensioni ai vertici», così come quello della Fondazione Cariparo, da sempre allineata con Cariplo. Contatti solo telefonici, per ora, con la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca con una quota vicina al 10%: il presidente, Sergio Chiamparino, per ora non ha lasciato trapelare alcun messaggio, ma – a quanto si apprende – in linea di massima ci sarebbe la disponibilità ad appoggiare la soluzione del ricambio; anche se, si ragiona a Torino, l’eventuale avvicendamento di un manager comunque scelto da Bazoli e Guzzetti, dovrebe essere accompagnato da un discorso più ampio sul tema della governance. Non è un mistero, infatti, che in Compagnia si guarderebbe di buon occhio a una messa in discussione del duale, accogliendo l’istanza di Banca d’Italia – appena martedì Bazoli e il presidente del CdG, Gian Maria Gros-Pietro, sono stati ricevuti dal governatore Ignazio Visco – con il conseguente rimescolamento delle carte rispetto alla distribuzione dei pesi tra i grandi azionisti all’interno del board.
Mentre si sonda l’umore dei soci e dei consiglieri su Cucchiani (anche se difficilmente si arriverà a una mozione di sfiducia con conseguente “conta” dei voti), si ragiona anche del possibile successore. Candidato naturale è il dg vicario Carlo Messina, apprezzato dalla maggior parte degli azionisti, ma in queste ore si è riaffacciato anche il nome di Corrado Passera.
Un dato è certo: le tensioni non piacciono al mercato, una Borsa che ha premiato i due anni di gestione Cucchiani con un rialzo del titolo del 50%, in linea con le medie di settore, e che ieri ha espresso tutta la sua preoccupazione sulla nuova fase di incertezza in un -1,7% che stride con la chiusura di poco sopra alla parità del listino milanese.

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