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Scontro A. T. t-Apple da qui nascerà la nuova Internet

di Edoardo Segantini

I due signori ritratti nelle foto di questa pagina — Randall Stephenson e Steve Jobs — sono l'emblema del più grande scontro tecnologico del nostro tempo. Uno è il capo di A. T. t, l'ex monopolista telefonico americano smembrato nel 1982 e poi, nel tempo, ritornato grande, che ha offerto 39 miliardi di dollari per comperare T-Mobile Usa da Deutsche Telekom e ora attende il via libera dalle autorità regolatorie. L’altro, sempre più sofferente e ieratico, è Steve Jobs, il numero uno di Apple, l'uomo che, per usare il titolo della biografia di Jay Elliot in uscita domani nelle librerie italiane per i tipi di Hoepli, «ha inventato il futuro» . Qual è il succo del contrasto che li divide? Apple — così come Google nell'aggregazione dei contenuti e nella raccolta pubblicitaria — ha rivoluzionato le tecnologie mobili: dopo l’iPhone è arrivato il diluvio degli smartphone, dopo l'iPad è stata imitata sui tablet. L'«effetto iPhone» ha generato un formidabile aumento del traffico dati, che si è tradotto nel sovraccarico delle reti telefoniche. I cosiddetti «over the top» — Apple e Google, appunto — dal boom hanno tratto i maggiori benefici. Gli operatori di telecomunicazioni, invece, hanno sopportato gli oneri, dovendo aumentare gli investimenti nella Rete per adeguarla ai maggiori volumi di t r a f f i c o . E hanno una redditività che è la metà di quella dei fornitori di servizi online. Squilibri Questo squilibrio si è retto, e tuttora si regge, sulla «neutralità della rete» , un principio fino ad oggi considerato intoccabile in quanto fondativo della natura libertaria di Internet: sull’autostrada del web deve poter passare qualunque contenuto a parità di condizioni, il messaggio scritto come il video, la bicicletta come il Tir. Ora, e per la prima volta, la neutralità della rete viene messa non solo in discussione, ma addirittura sotto accusa da uno studio della società di consulenza A. T. Kearney che verrà presentato domani a Roma e che il Corriere Economia può anticipare. Senza nuovi modelli di «pricing» , afferma lo studio, la congestione generata dall’aumento esponenziale del traffico potrebbe finire con il soffocare la crescita stessa della Rete e, quindi, l'innovazione che tutti vogliamo. Questo dato di fatto va portato al centro della politica industriale europea. Ma prima di entrare nel merito della ricerca A. T. Kearney — molto approfondita — torniamo a Randall Stephenson e Steve Jobs, per vedere q u a n t o l 'o p e r a z i o n e A. T. T-T-Mobile e la neutralità della Rete siano intrecciate. Alla base dell'acquisizione di T-Mobile Usa c'è la necessità di rafforzare la rete mobile di A. T. t mediante una più ampia dotazione di spettro radio. Il problema è comune a tutti gli operatori, ma riguarda in particolar modo il colosso americano guidato da Stephenson. La società, nel 2007, è diventata la rete esclusiva per l'iPhone negli Usa. Ma se da un lato l'accordo con Jobs è stato vantaggioso, dall'altro l'«effetto Apple» ha creato ingorghi colossali nelle reti delle metropoli, in particolare a New York e San Francisco. Stephenson valuta che acquisire i 33 milioni di clienti di T-Mobile Usa e il suo spettro radio comporterà sinergie per 40 miliardi di dollari, riduzioni di costi, potenziamento dell’infrastruttura fino a raggiungere la copertura in banda larga wireless del 95%della popolazione, obiettivo del presidente Obama. Le obiezioni antitrust all’operazione sono pesanti, perché il mercato della telefonia mobile, in America, diventerebbe in pratica un duopolio A. T. t-Verizon . Una concentrazione molto più alta che in Italia (vedi il confronto nel grafico ), dove il mercato è più frammentato e concorrenziale, segnato dalla presenza di quattro operatori «reali» e dall’attivismo di un gruppo di operatori virtuali, tra cui uno importante (Poste Mobile). Come ripartire i costi Il punto è: come vanno ripartiti i costi per le nuove reti, oggi tutti a carico dei carrier telefonici? Gli «over the top» non hanno alcun incentivo a usare la banda a disposizione in modo efficiente. In questo modo «Internet gratis» rischia di diventare vittima della sua stessa popolarità visto che, per effetto delle applicazioni video, da qui al 2014 il traffico dati crescerà al 35%annuo sulle reti fisse e al 100%su quelle mobili. Finora alla congestione della rete si è fatto fronte con le tecnologie di traffic management . Ma queste non sono una soluzione a lungo termine, perché la domanda di capacità cresce in misura superiore al tasso di miglioramento dei sistemi di compressione. Per non parlare degli investimenti. Solo per mantenere gli attuali livelli di performance nell'accesso a Internet — già insoddisfacenti — nei prossimi quattro anni gli operatori europei di tlc dovrebbero investire 30 miliardi di euro. Un'impresa davvero molto ardua considerando l’andamento attuale dei ricavi, la crescente pressione competitiva e gli sforzi necessari per passare dalla rete in rame a quella in fibra ottica e dalla terza generazione mobile alla quarta (Lte). La proposta di A. T. Kearney è quella di mettere fine alla neutralità della rete stabilendo una correlazione tra prezzo e utilizzo dell'infrastruttura. La bici paga come una bici, il Tir come un Tir. E, a questo fine, si propongono diversi modelli di business, in ciascuno dei quali i prezzi al dettaglio e all'ingrosso sarebbero collegati alle caratteristiche dell'uso: ad esempio la capacità (per Gigabyte), il tipo di traffico (prezzi diversi a seconda della qualità del servizio), il tipo di fornitore (un prezzo per un determinato servizio premium). A questo Internet 2 si dovrebbe arrivare non attraverso nuove regole delle authority ma incoraggiando gli accordi commerciali tra operatori e fornitori di servizi (come la recente intesa Verizon-Google per la fornitura di servizi a pagamento con qualità garantita) ed eliminando le «asimmetrie» di privacy e protezione dati che penalizzano le telecom europee rispetto agli «over the top» americani. Difficile dire come questo scontro fra tecno-titani andrà a finire. Probabilmente con nuovi compromessi. Quel che è certo è che sta cadendo un tabù: e della neutralità della rete si comincia a discutere seriamente. Era ora.

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