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Scontrino elettronico dal 2017 ma sarà solo facoltativo E l’abuso di diritto cambia così

Il fisco va avanti sulla strada dell’elettronica, ma con passo prudente. Dopo il lancio del “numero zero” del 730 on line ieri, il Consiglio dei ministri ha ripreso in mano la delega fiscale per varare il decreto di attuazione della fattura elettronica. Lo scambio di fatture tra privati, e relativo invio all’Agenzia delle entrate, scatterà tuttavia tra un paio di anni: dal primo gennaio del 2017.
Inoltre non sarà obbligatorio ma, per facilitare l’avvio e gli operatori, semplicemente volontario. L’operazione fattura elettronica si avvarrà di una piattaforma informatica che permetterà a chi vorrà di eliminare il “cartaceo” e risparmiare su tempi e costi. A incentivare l’adozione della e-fattura, già in vigore obbligatoriamente dal 31 marzo per chi vende allo Stato, ci saranno l’esenzione dallo spesometro, rimborsi Iva rapidi e riduzione dei tempi di accertamento. Naturalmente, a richiesta del cliente, l’esercente sarà sempre tenuto a emettere il documento cartaceo.
Dal 2017 spariranno anche scontrini e ricevute fiscali: per evitarli i commercianti dovranno aderire alla trasmissione telematica dei «corrispettivi», cioè dei ricavi dovuti alle vendite, all’Agenzia delle entrate che controllerà tutto on line. La partenza è al rallentatore ma il decreto potrebbe cambiare nell’esame consultivo del Parlamento: «Verificheremo con le categorie se c’è la possibilità di stringere i tempi», dice Marco Causi (Pd).
Definita, con un secondo decreto, anche la questione dell’abuso di diritto. «Ci sarà certezza», ha detto il ministro dell’Economia Padoan. L’elusione e l’abuso di diritto avevano fino ad oggi un contorno incerto: quando un gruppo metteva in atto una fusione, uno scorporo o una riorganizzazione con relativi benefici fiscali, l’Agenzia delle entrate valutava in base al principio dell’utile. Se nell’esercizio successivo non emergeva un utile scattava l’abuso.
Con il decreto per evitare di incappare nell’abuso è sufficiente dimostrare che l’operazione ha una rilevanza economica e non sia meramente fiscale. In questo modo tuttavia tutte le operazioni puramente fiscali e senza rilevanza economica cadranno sotto la scure dei vari reati di falsificazione contabile.
Nell’ambito del decreto viene anche risolta la questione del raddoppio dei termini di accertamento (da 4 a 8 o da 5 a 10 anni) che fino ad oggi scattava quasi automaticamente nel corso dell’accertamento. Il meccanismo del raddoppio, che metteva a rischio le procedure della voluntary disclosure (il rientro dei capitali dalla Svizzera) espandendo tempi di accertamento e relative sanzioni, scatterà invece solo in presenza di una denuncia penale per reati fiscali avvenuta entro i termini dell’accertamento. Un terzo decreto prevede una ventina di norme volte a favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane e l’ingresso delle straniere. Si stabilisce che lo Stato italiano potrà stipulare «accordi preventivi» con aziende straniere, il cosiddetto «ruling». Norme più precise arrivano anche per la stabile organizzazione delle multinazionali in Italia e per la deduzione dei costi delle imprese italiane con sede all’estero.
Il cammino delle delega fiscale dovrebbe riprendere a giugno con la riforma del catasto, i giochi e la nascita della fondazione per l’ippica. Resta aperta anche la questione della depenalizzazione dei reati fiscali con l’innalzamento delle soglie di non punibilità che scatenarono polemiche nel Consiglio dei ministri del 24 dicembre scorso quando spuntò la norma “salva-Berlusconi” che prevedeva l’impunibilità per evasione sotto il 3 per cento dell’imponibile.
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