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Scontrino e Pos devono coincidere

Negli ultimi tempi è possibile assistere a verifiche fiscali effettuate in bar, ristoranti e, in genere, locali aperti al pubblico in capo ai quali, a seguito del controllo dei movimenti delle carte di credito, viene accertata la mancata emissione degli scontrini laddove non vi sia una perfetta corrispondenza tra Pos e scontrino emesso.
Non si tratta quindi, a ben vedere, delle classiche situazioni in cui i verificatori si appostano nei pressi dei locali per controllare se i clienti abbiano o meno ricevuto scontrino o ricevuta (casi nei quali, salvo eccezioni, la mancata emissione può dirsi conclamata), bensì presunzioni di mancata emissione di questi ultimi basate su una non perfetta identità con i pagamenti bancari tracciati. Gli accertamenti per mancata emissione di scontrini assumono particolare criticità nei confronti dei locali che li subiscono, atteso che comportano la sospensione dell’esercizio dell’attività, ex articolo 12, commi 2 e 2-bis, Dlgs 471/07. Secondo tale disposizione, bastano quattro violazioni (in quattro giorni differenti) contestate nel corso degli ultimi cinque anni per portare alla sospensione. Tale pena, a seconda del numero delle violazioni, può andare dai quattro ai 30 giorni di chiusura e, laddove la somma contestata ecceda i 50mila euro, può arrivare fino a sei mesi.
Va inoltre tenuto in considerazione che il provvedimento di sospensione è immediatamente esecutivo.
Si tratta quindi di una pena molto aspra, che nel caso trattato andrebbe a colpire contribuenti per i quali la mancata emissione degli scontrini è, evidentemente, solo presunta.
Tuttavia, in conformità con qualificata giurisprudenza di merito, casi di questo tipo non dovrebbero essere ritenuti sanzionabili, ben potendo, in perfetta compliance con le disposizioni di legge:
– essere emesso un solo scontrino a fronte di più pagamenti effettuati con vari metodi (carta di credito, bancomat, contante): si pensi al caso della classica “tavolata” con più persone dove, a fronte dell’emissione di un solo scontrino, i vari convitati pagano separatamente, ognuno per la propria parte e con modalità differenti, oppure
– sussistere un solo pagamento a fronte di più scontrini: situazione, altrettanto frequente, in cui un cliente “paga per tutti”.
Entrando nel merito della giurisprudenza, vi sono diverse sentenze che confermano questa tesi.
Di recente si è espressa la Commissione triburatia regionale dell’Aquila (sezione distaccata Pescara) con la sentenza 188/2013, secondo la quale «il solo elemento costituito dalla mancata corrispondenza tra le risultanze del Pos e gli scontrini fiscali non è significativo della mancata emissione degli scontrini stessi». Di analogo tenore sono due sentenze della Ctr Toscana (si veda la scheda).
Di particolare interesse è anche la sentenza 405/2008 della Commissione tributaria provinciale di Chieti, che approfondisce la correlazione tra fatto noto (pagamento Pos) e presunta mancata emissione degli scontrini (fatto ignoto) stabilendo che, nei casi di specie «l’amministrazione finanziaria si è basata su una presunzione semplice, ma unica, così ritenendo di aver assolto interamente il proprio onere probatorio, riversando la controprova sulla parte accertata, la quale avrebbe dovuto fornire una prova diabolica, assolutamente impossibile».
Nello stesso solco, infine, la sentenza n. 122/19/2010 della Ctr di Milano.
Pur considerando la giurisprudenza a favore, sarebbe buona norma agire preventivamente, avendo cura di emettere gli scontrini in perfetta corrispondenza con i singoli pagamenti di volta in volta effettuati (uno scontrino per ogni pagamento), anche se ciò può rallentare l’operatività dei pub o ristoranti con elevato turnover di clienti ed ordinazioni.

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