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Sconto Irap «pieno» solo dal 2015

Diventa definitivo, con la conversione in legge del Dl 66, lo sconto Irap per imprese e professionisti dall’esercizio 2014. La riduzione è generalizzata e finisce per agevolare sia le imprese che pagano Irap per l’indeducibilità del costo del personale e degli oneri finanziari, sia coloro che non impiegano manodopera.
L’articolo 2 del Dl 66/2014 convertito in legge dal Parlamento prevede una riduzione media pari a un decimo dell’aliquota Irap con decorrenza dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013. Per le imprese industriali e commerciali e per i professionisti si passa dal 3,9% del 2013 al 3,5%; le banche e le società finanziarie pagheranno Irap al 4,2% contro l’attuale 4,65%, mentre le assicurazioni passeranno dal 5,9% del 2013 al 5,3 per cento. Le imprese agricole usufruiranno di una aliquota ridotta all’1,7% mentre le concessionarie di opere diverse da autostrade e trafori applicheranno il tributo regionale al 3,8% contro il 4,2% precedente. Vengono inoltre rimodulate le maggiorazioni (o le riduzioni) di aliquote previste da leggi regionali in forza di quanto stabilito dall’articolo 16, comma 3 del Dlgs 446/1997, con una variabilità massima che ora può arrivare allo 0,92% (contro l’1% stabilito in precedenza).
Il Dl 66 prevede un passaggio graduale all’aliquota del 3,5% (o alle altre percentuali previste per altri settori). Nel calcolo degli acconti previsionali 2014, infatti, occorre determinare l’Irap con una aliquota intermedia del 3,75 per cento. In pratica chi intende ridurre il versamento in acconto rispetto al valore del 2013 (la regola si è già applicata il 16 giugno per chi non è soggetto agli studi di settore, mentre scatterà dal 7 luglio per chi invece li applica e si ripeterà per tutti il 30 novembre) dopo aver calcolato la base imponibile stimata per quest’anno, deve conteggiare l’imposta preventivata al 3,75% anziché al 3,5 per cento. Negli acconti previsionali, le banche utilizzano invece il 4,5%, le assicurazioni il 5,7%, le imprese agricole l’1,8% e le concessionarie il 4 per cento. Ciò significa che chi utilizza invece il metodo storico – e chi ritiene di non avere minori imposte da liquidare per l’anno in corso e in genere dai contribuenti che non intendono operare calcoli previsionali per evitare errori – non deve modificare i conteggi, versando l’acconto 2014 sulla base dell’Irap dovuta per il 2013.
Il taglio delle aliquote si aggiunge, sempre dall’esercizio 2014, all’incremento, già previsto dalle vecchie normative, per chi assume lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, in termini di deduzioni fisse e deduzione per incremento occupazionale. In questo modo il legislatore intende ridurre il cuneo fiscale anche in capo ai datori di lavoro. A parità di reddito erogato al dipendente, cioè, il costo (per oneri fiscali) a carico del datore di lavoro si ridurrà in modo significativo. Dal 2014 opera infatti l’aumento della quota fissa di retribuzione deducibile per ciascun dipendente (cresciuta a 7.500 euro su base annua a seguito della legge 228/2012) e, soprattutto, la deduzione per incremento occupazionale introdotta dalla legge 147/2013. L’importo deducibile dalla base imponibile regionale è pari al costo dei nuovi assunti con contratti a tempo indeterminato, ma non può superare il tetto di 15mila euro annui per ciascun dipendente; complessivamente la deduzione non può comunque eccedere l’incremento del costo per lavoro dipendente iscritto nelle voci B9) e B14) del conto economico. Si può usufruire dello sconto per l’anno di nuova assunzione e per i due successivi.
Il bonus per incremento occupazionale si cumula con la deduzione integrale dei contributi previdenziali e assistenziali e con quella fissa di 7.500 euro a dipendente (13.500 per donne e giovani under 35), nonché con quelle per apprendisti, disabili e personale impiegato nella ricerca e sviluppo. Nel complesso, le deduzioni non possono comunque superare il totale degli oneri per il personale a carico del datore di lavoro.

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