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Sconto Irap a doppio impatto

La deduzione forfetaria dalle imposte sui redditi del 10% dell’Irap, spettante in caso di sostenimento di interessi passivi, va calcolata assumendo l’imposta regionale totale del periodo, anche se si fruisce della deduzione analitica relativa alle spese per il personale dipendente. Questo atteso e importante chiarimento, che assume rilevanza anche per Unico 2013 (si veda anche l’articolo a pagina 27), è contenuto nelle istruzioni per la compilazione dell’istanza di rimborso delle maggiori imposte sui redditi versate a causa della mancata deduzione dell’Irap relativa al costo del lavoro, approvate con il provvedimento direttoriale dello scorso 17 dicembre. Restano, però, ancora da chiarire le modalità di individuazione dell’Irap deducibile analiticamente e l’ammontare degli stanziamenti previsti. Dal tenore letterale dell’articolo 2, comma 1, del Dl 201/2011 è possibile desumere la piena convivenza tra i due regimi di deduzione, ma dal punto di vista sistematico si sarebbe potuto sostenere che il parametro si dovesse assumere al netto dell’imposta relativa alla componente lavoro, oggetto di un’autonoma deduzione.
Nelle istruzioni per la compilazione dell’istanza di rimborso è stato ora precisato che l’Irap analiticamente deducibile va determinata al netto dell’imposta già dedotta forfetariamente qualora non siano stati sostenuti interessi passivi e che, in caso di sostenimento di entrambe le componenti, le deduzioni, invece, si cumulano. Non è stato, quindi, richiesto il ricalcolo della deduzione del 10% per tenere conto della fruizione anche di quella relativa al costo del lavoro. Si evince, pertanto, che resta possibile utilizzare il plafond del 10% interamente per la componente interessi mentre in precedenza risultava condiviso con la componente lavoro (come auspicato dall’Assonime nella circolare 14 del 2012).
Non è stato ancora precisato ufficialmente il criterio di calcolo dell’Irap deducibile. Al riguardo si ritiene che occorra innanzitutto determinare la quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato. Tale calcolo va effettuato distintamente per il periodo d’imposta cui si riferisce il versamento a saldo e per quello relativo ai versamenti degli acconti. Va, quindi, individuato il rapporto tra il costo del lavoro non deducibile, al netto delle menzionate deduzioni, e l’intero valore della produzione imponibile, al netto delle deduzioni previste. Le percentuali così determinate vanno applicate all’ammontare, rispettivamente, dell’imposta versata a saldo e di quella versata in acconto. Dovrebbero rilevare, oltre alle retribuzioni correnti maturate dai dipendenti nel corso dell’esercizio e alle spese di trasferta e simili, anche i costi imputati a titolo di accantonamento per Tfr e per ogni altra tipologia di accantonamento attinente al rapporto di lavoro a fronte di erogazioni da effettuarsi in esercizi successivi. Si possono, infatti, determinare situazioni in cui vengono effettuati per il personale dipendente accantonamenti di un certo rilievo che vanno al di là del normale stanziamento del Tfr, quali, ad esempio, quelli operati per l’attuazione di particolari programmi di incentivazione all’esodo del personale nei casi di ristrutturazione aziendale.
Nel punto 2.8 del provvedimento è stabilito che se le disponibilità finanziarie di un esercizio non consentano di erogare integralmente i rimborsi liquidati di uno o più periodi d’imposta, quelli relativi al primo periodo interamente non pagato saranno erogati in acconto proporzionalmente rispetto all’ammontare complessivo dei rimborsi liquidati e che tali pagamenti saranno integrati, a saldo delle somme richieste, nel corso degli esercizi successivi. Da tale affermazione si evince, quindi, che le somme spettanti dovrebbero essere rimborsate integralmente. Nella norma non sono stati, però, esplicitamente precisati i limiti di spesa annualmente previsti.

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