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Sconti sul salario di produttività

La leva degli incentivi fiscali per incentivare la contrattazione decentrata. Dal 2016 verrà ripristinata la detassazione al 10% del salario di produttività e saranno azzerate ai fini fiscali, le somme corrisposte per i servizi di welfare aziendale contrattati dalle parti. Sono le principali novità contenute nella bozza di legge di stabilità che oggi verrà portata in consiglio dei ministri e prevede la conferma della decontribuzione anche per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016, con un importo però dimezzato rispetto al bonus del 2015.
Il governo intende confermare lo sgravio contributivo introdotto dalla legge di stabilità del 2015 con un meccanismo di decalage – dagli attuali 3 anni si passerebbe a 2 anni – e con un tetto di importo ben al di sotto degli attuali 8.060 euro annui: per il 2016 la decontribuzione potrebbe attestarsi al di sotto dei 4mila euro ipotizzati nei giorni scorsi. Dovrebbe esserci all’incirca 1 miliardo per l’incentivo che sembra destinato a proseguire nel 2017. L’ipotesi su cui stavano lavorando ieri sera i tecnici di Palazzo chigi e del Mef, infatti, è quella di spostare le risorse per reintrodurre la cedolare secca al 10% per la retribuzione legata all’andamento della produttività e della redditività aziendale entro un tetto di 2.500 euro. Sul piatto ci sarebbero 500 milioni. La soglia di reddito dei beneficiari potrebbe superare i 40mila euro, con simulazioni ieri si stava verificando se si può arrivare ad un lordo annuo di 45mila o 50mila euro. Tra le ipotesi anche l’incentivo fiscale, attraverso la tassazione al 10%, per la distribuzione degli utili aziendali ai dipendenti, una misura che nei piani di Palazzo chigi va in direzione di un maggior coinvolgimento dei lavoratori alle performance aziendali.
Altra novità, gli incentivi fiscali agli accordi collettivi di welfare contrattuale che, attraverso la modifica dell’articolo 51 del Tuir si prevede non concorreranno più alla formazione del reddito da lavoro dipendente, equiparando sostanzialmente il trattamento fiscale a quello previsto per le libere erogazioni decise unilateralmente dal datore di lavoro. Le prestazioni oggetto del beneficio fiscale spaziano dal sostegno all’istruzione, all’educazione, all’assistenza sociale e sanitaria, ai servizi per asili nido, alle colonie climatiche per i figli dei dipendenti, alle borse di studio per i familiari. «L’impostazione è nuova – spiega Marco Leonardi, economista alla Statale di Milano – l’ipotesi allo studio è di dare sostegno alla contrattazione decentrata, sia con la detassazione del premio di produttività che incentivando fiscalmente gli accordi per il welfare contrattuale, allargando le prestazioni alla non autosufficienza per gli anziani, pagate con voucher». Si prevede un tetto di 2.500 euro, per accordi collettivi di welfare contrattuale in presenza di un comitato paritetico aziendale. Questa impostazione, tra i sindacati, viene apprezzata particolarmente dalla Cisl, come spiega il segretario confederale Gigi Petteni: «Se confermate, queste misure rappresentano un chiaro segnale della volontà del governo di puntare sulla contrattazione decentrata, per favorire l’incremento della produttività e dei salari».

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