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Sconti per il lavoro

Per le start-up innovative il regime agevolato scatta solo se il personale altamente qualificato è impiegato in azienda e retribuito. Soci e amministratori rilevano ai fini del calcolo del bonus solo se prestano attività in azienda (non basta la carica). Gli stagisti si considerano purché non svolgano la propria attività a titolo gratuito. Viceversa, non possono essere conteggiati i collaboratori esterni a partita Iva. È quanto chiarisce l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 87/E, diffusa ieri.

Una società del settore informatico intendeva qualificarsi ai fini fiscali come start-up innovativa, sfruttando il regime di vantaggio previsto dal dl n. 179/2012. L’istante era in possesso di tutti i requisiti obbligatori: essere costituita da non più di 48 mesi, avere sede in Italia, presentare valore della produzione inferiore a 5 milioni di euro, non distribuire utile e sviluppare servizi ad alto valore tecnologico. La normativa richiede però anche il possesso di almeno uno dei requisiti cosiddetti alternativi: investire minimo il 15% del proprio bilancio in ricerca e sviluppo, essere proprietaria di brevetti o impiegare personale altamente qualificato.

Proprio quest’ultimo è il punto sul quale l’aspirante start-up coinvolgeva l’Agenzia. L’articolo 25 del dl n. 179/2012, infatti, individua una percentuale minima di dipendenti o collaboratori in possesso di dottorati di ricerca (almeno 1/3 del totale) o laurea magistrale (almeno 2/3 dei dipendenti). La società chiedeva chiarimenti in merito alla corretta interpretazione del requisito, sostenendo di poter inserire nel calcolo del quoziente gli amministratori-soci (anche non retribuiti), i collaboratori esterni a partita Iva e gli stagisti.

Secondo le Entrate, l’intenzione del legislatore è quella di considerare qualsiasi lavoratore percipiente un reddito di lavoro dipendente o assimilato, come per esempio i co.co.pro. Gli amministratori-soci in possesso di dottorati o lauree magistrali possono essere ricompresi «soltanto se anche soci-lavoratori o comunque aventi un impiego retribuito nella società a qualunque titolo, diverso da quello organico», precisa la risoluzione. Non basta quindi la sola carica, se questa non è accompagnata da un ruolo operativo in azienda. Per lo stesso motivo, gli stagisti possono essere considerati forza lavoro «solo se retribuiti». Nulla da fare invece per i consulenti esterni titolari di partita Iva.

L’Agenzia puntualizza poi il meccanismo di computo dei singoli lavoratori. Come già rilevato dal ministero dello sviluppo economico, il calcolo della percentuale del personale qualificato va effettuato «per teste» e non ponderato in base alla retribuzione dei singoli. In tal senso, quindi, lo stagista pesa quanto l’amministratore delegato.

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