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Sconti fiscali a doppio binario

di Amedeo Sacrestano

Non solo sacrifici ma anche incentivi alla crescita. La "filosofia" della manovra Monti punta ad alleggerire il prelievo fiscale sulle imprese che impiegano lavoratori con contratto a tempo indeterminato e/o che rafforzano la propria struttura finanziaria. Il primo obiettivo è raggiunto con la riduzione della base imponibile Irap e di quella Irpef/Ires. Il secondo mediante un premio a chi immette fondi propri in azienda o evita di prelevare gli utili. Le norme approvate ieri non prevedono degli "aiuti contingenti" alle attività economiche ma si configurano come modifiche strutturali al nostro ordinamento e non come "incentivi una tantum".
In primo luogo, viene rafforzata la manovra di riduzione del "cuneo fiscale" – attuata dal Governo Prodi nel 2007 – tramite un innalzamento del valore assoluto di deduzione, dalla base imponibile Irap, del costo del lavoro dipendente. Tale ammontare – già differenziato tra le regioni del Sud del Paese e le restanti – viene ora potenziato e differenziato per le lavoratrici ed i giovani (under 35). Così si attenua (ma non si elimina del tutto) il paradosso – solo italiano – di un sistema di tassazione che disincentiva il lavoro dipendente. Sempre in tale ambito, il decreto Monti stabilisce ora la piena deducibilità – dalla base imponibile Irpef/Ires – dell'Irap (residua) pagata per il costo del lavoro dipendente.
Più articolato l'aiuto alla crescita economica (acronimo, Ace) contenuto nell'articolo 1 della manovra. Viene, in questo caso, ripresa la filosofia della Dual Income Tax, introdotta (e poi eliminata) nel 1997. Si tratta di un incentivo (sempre strutturale) ad immettere capitali in azienda (o a lasciarvi gli utili disponibili).
La logica è semplice: i capitali disponibili per i soci potrebbero essere impiegati diversamente dalla destinazione all'attività d'impresa. Dunque, potrebbero generare dei redditi (in una certa percentuale, per semplicità quella dei titoli di stato) cui l'imprenditore "rinuncia" se impiega il denaro in azienda. Questo "mancato incasso teorico" viene trasformato in un onere deducibile dalla base imponibile Ires e, in tal modo, rende immediatamente evidente (e deducibile) il "sacrificio" del socio. Peccato, però, che almeno per i primi tre anni, il rendimento nozionale assegnato al capitale e quello effettivo degli investimenti a rischio più limitato resti molto distante.

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