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Sconti e meno carcere per gli evasori

Evasori “graziati” anche se presentano una dichiarazione infedele. Prossima stretta sulle intercettazioni, senza neppure la famosa “udienza stralcio” che pure aveva il consenso di molti autorevoli giornalisti. Tutto grazie al potente strumento della delega, un mandato legislativo al governo che poi non è sottoposto al voto delle Camere. Due provvedimenti diversi – la delega fiscale e il ddl sul processo penale – e due questioni diverse, entrambe sotto i riflettori da tempo, per una singolare coincidenza discusse nelle stesse ore a Montecitorio. Accomunate dallo strumento della delega. Su cui il governo recita due parti in commedia. Per quella sulle intercettazioni, che martedì sarà votata in aula, la maggioranza promette di attenersi ai paletti che in futuro saranno opposti dalla commissione parlamentare. Ma nel caso della delega fiscale, in cui i paletti già erano stati messi, lo stesso governo ignora, nei punti più delicati, le indicazioni che le commissioni Finanze e Giustizia avevano rassegnato a palazzo Chigi il 27 luglio.
Ecco le richieste ed ecco le risposte fornite ieri. Scrive il governo: «Non si è ritenuta l’opportunità di innalzare le pene previste dagli articoli 3 (dichiarazione fraudolenta) e 4 (dichiarazione infedele) in quanto le stesse sono state considerate adeguate alla gravità dei rispettivi reati». Le commissioni avevano chiesto, tra molte altre cose, di alzare le pene «nel minimo e/o nel massimo in maniera adeguata alla previsione di nuove soglie di punibilità ». Un modo per attenuare il regalo agli evasori, visto che aumenta da 50 a 150mila euro e da 2 a 3 milioni la soglia per la dichiarazione infedele. E viene mantenuta pure quella del 10% per le valutazioni che si discostano dal valore reale solo in presenza di una motivazione.
Ieri, nelle commissioni Finanze e Giustizia, è esplosa la collera dei grillini. Ha gridato Alfonso Bonfade: «Il Parlamento è diventato lo zerbino del governo… Renzi se n’è infischiato del parere delle commissioni e ha fatto il suo vergognoso regalo agli evasori ». A Repubblica , che ad agosto aveva anticipato il caso, aveva detto il pm di Roma Giuseppe Cascini: «È un passo indietro nella lotta all’evasione». Che rischia di avere effetti anche sui processi in corso.
M5S userà il caso martedì per contestare la delega sulle intercettazioni. Dove la maggioranza propone di eliminare la famosa udienza stralcio per lasciare due punti, ridurre gli ascolti nelle ordinanze di custodia e ridurre le intercettazioni pubblicabili.
Il clima dell’aula lascia pensare che, grillini a parte, saranno tutti d’accordo. Basta riflettere sull’ampio consenso – 415 sì, 3 contro, 6 astenuti – sulla proposta del vice Guardasigilli Enrico Costa di una relazione annuale del ministro sui casi di ingiusta detenzione. Un «processo pubblico contro la magistratura», chiosa l’Anm, che però piace a tutta la politica. Grillini compresi.
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