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Sconti ambientali, tagli del 10% Sotto tiro gasolio e autotrasporto

Il cosiddetto «Green New Deal» messo al centro del programma dal governo Conte-2 prova a prendere subito forma con un decreto legge dedicato al «contrasto dei cambiamenti climatici». Il testo è atteso al consiglio dei ministri di oggi pomeriggio, ma le discussioni nel governo, alimentate dalle resistenze del Mise sul rischio di vedersi sottratte competenze, sono proseguite fino a tarda sera aumentando le possibilità di uno slittamento dell’approvazione, o addirittura la trasformazione del provvedimento in un (più lento) disegno di legge. L’obiettivo sarebbe di colorare di verde il debutto operativo del governo, è a tutto campo. Ma anche di dare una mano alle coperture della manovra: con un piano di tagli del 10% all’anno agli sconti fiscali «ambientalmente dannosi» fino alla scomparsa entro il 2040. Ambizioso.

Ma l’elenco delle misure messe in fila dai 14 articoli della bozza, anticipata ieri dal sole24ore.com, è ricco. E contempla un bonus fino a 2mila euro, con una spesa fino a 200 milioni, per chi rottama una vecchia auto (euro 4 o classi precedenti) nelle Città metropolitane, cioè le vecchie Province, oggetto di procedura d’infrazione Ue per inquinamento, in un orizzonte che da Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Toscana arriva a Lazio, Molise e Sicilia (le procedure sono la 2014/2147 e la 2015/2043). C’è poi un credito d’imposta fino a 5mila euro, da riversare al consumatore, per le attività di consegna di prodotti «secondo modalità sostenibili»; una detrazione fiscale del 19% per la spesa (fino a 250 euro) delle famiglie per il servizio di scuolabus «a ridotte emissioni», incentivi alla vendita e all’acquisto di prodotti sfusi e una riforma della Valutazione d’impatto ambientale.

Il programma insomma è vasto, ma il suo peso reale dipenderà dall’attuazione. Perché gli spazi di finanza pubblica sono quelli che sono, e per ora il provvedimento mette insieme fondi per 265 milioni, in larga parte per il bonus rottamazione.

C’è però una variabile cruciale, all’articolo 6. La promessa di ridurre del 10% «le spese fiscali dannose per l’ambiente» può valere fino a 1,93 miliardi di euro, stando al censimento dello stesso ministero dell’Ambiente. Ma per arrivare a quella cifra occorrerebbe muovere le forbici su tutti i 75 sussidi giudicati nemici dell’ambiente. Nella categoria rientrano i rimborsi agli autotrasportatori sull’accisa per il gasolio (1,26 miliardi nel 2018), gli sconti per l’acquisto di prodotti energetici in agricoltura (865 milioni) ma soprattutto l’occhio di riguardo che il fisco riserva al gasolio rispetto alla benzina, e che vale 4,9 miliardi. Tagliare questi sconti significherebbe aumentare i costi a carico di categorie politicamente importanti, per non parlare di un allineamento del fisco diesel a quello della benzina che si sentirebbe subito al distributore.

Il compito di individuare quali voci tagliare di «almeno il 10%» toccherebbe alla legge di bilancio, fra meno di un mese. Ma sarebbe complicato anche limitarsi a una scelta minimale, perché al taglio delle tax expenditures è affidato un compito importante nella costruzione di un quadro di coperture per ora tutt’altro che completo. Non solo: metà dei risparmi prodotti dal taglio ai sussidi dannosi, spiega il decreto, finanzierebbe l’aumento degli sconti che sono invece «ambientalmente favorevoli» e gli investimenti per l’innovazione delle tecnologie e dei modelli «sostenibili» di produzione e consumo. E proprio gli investimenti green dovrebbero essere la leva della manovra giallorossa per ottenere in Europa altra flessibilità sul deficit.

L’altro piatto forte è il bonus per chi rottama una vecchia auto, a patto di non comprare nei due anni successivi un’altra vettura inquinante. Il bonus non è legato all’acquisto di una nuova auto, e qui è l’aspetto più innovativo: perché il «titolo di spesa», fino a 2mila euro, potrà essere impiegato nei 5 anni successivi anche per comprare abbonamenti al trasporto pubblico o per utilizzare car sharing con veicoli elettrici o a zero emissioni. I 2mila euro però sfumano se nei primi due anni chi ha rottamato un’auto inquinante decide di comprarne un’altra «non a basse emissioni».

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