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Sconti ai Paesi del Nord per salvare il Recovery Fund

BRUXELLES — Con la telefonata ad Emmanuel Macron, ieri pomeriggio Charles Michel ha concluso il primo giro di consultazioni con i leader dell’Unione in vista del summit del 17 e 18 luglio sul Recovery Fund. Entro una decina di giorni, il presidente del Consiglio europeo tradurrà il lavoro delle ultime due settimane in una proposta di compromesso il cui schema ha già fatto pervenire ai governi dei Ventisette e che rappresenterà la base negoziale per il vertice di metà mese. «Le consultazioni sono state molto costruttive», spiega una fonte europea qualificata, «anche se non bisogna sottovalutare le grandi difficoltà ancora presenti, l’atmosfera di fondo è positiva e tutti i leader hanno mostrato la volontà di trovare un accordo prima dell’estate ».
Così come von der Leyen è partita alta con la proposta da 750 miliardi per consentire un compromesso che salvasse l’efficacia del Recovery, anche Michel per ora mantiene il tiro. Tuttavia l’ex premier belga non ha ancora deciso se lasciare invariata la ripartizione che prevede 500 miliardi di aiuti a fondo perduto per i Paesi più colpiti dal Covid e 250 di prestiti, oppure se modificare l’equilibrio tra le due voci (450-300 miliardi). Francia e Germania sono orientate a salvare i 500 miliardi da non rimborsare, giudicati vitali per Italia e Spagna, ed eventualmente sacrificare i 250 di prestiti visto che è già in campo il pacchetto da 540 miliardi di crediti offerti dal Mes (sanità), Sure (ammortizzatori sociali) e Bei (imprese). Non è detto finisca così in quanto i nordici insistono su un taglio delle sovvenzioni e dell’importo totale da poter sventolare in patria per convincere i propri parlamenti nazionali ad approvare il Recovery. Sono pronti a chiudere a 600-650 miliardi (400 di sovvenzioni e 200-250 di prestiti), cifra che in queste ore a Bruxelles nessuno si sente di escludere e che probabilmente sarebbe accettata dai mediterranei.
Per facilitare un accordo, la proposta di compromesso di Michel prevede di salvare i rebates, gli sconti dei quali godono i nordici ai versamenti al bilancio europeo 2021-2027, collegato al Recovery. Una concessione da parte dei mediterranei, che dopo la Brexit non vedono motivi per mantenere il privilegio di tatcheriana memoria. Sempre per venire incontro ai “frugali”, l’ex premier belga proporrà di fissare il bilancio Ue 2021-2027 tra 1.094 e 1.050 miliardi. Un taglio significativo alle risorse per i normali programmi Ue rispetto a quanto chiesto dal Parlamento europeo proprio per facilitare un accordo sul Recovery.
Per rispondere alle critiche sui criteri per ripartire i soldi del Fondo tra governi – l’Italia è primo beneficiario con 172 miliardi – Michel proporrà di distribuire il 70% dei 750 miliardi con parametri attuali individuati dalla Commissione Ue e una revisione delle allocazioni nel 2022 per il restante 30% delle risorse in base a quanto la pandemia avrà realmente colpito le singole nazioni (l’Italia non dovrebbe perderci). Nel testo entrano anche le condizionalità: i fondi Ue saranno legati alle misure per il clima e allo stato di diritto (difficile però superare il veto di Polonia e Ungheria). Come chiesto dalla Germania, Michel proporrà di iniziare a rimborsare i fondi del Recovery prima del 2028 con nuove tasse Ue: per ora prevede quelle su plastica ed emissioni inquinanti nel continente in attesa di un accordo su Web Tax e balzello per chi esporta in Europa prodotti dannosi per l’ambiente. L’8 luglio si terrà un incontro tra von der Leyen, Michel, Sassoli e Merkel pensato per accompagnare il belga nel suo ruolo di guida negoziale e dal quale potrebbero emergere novità al testo. Al momento nessuno garantisce che si chiuderà il 17-18 luglio. Potrebbe servire un nuovo vertice. Accreditata anche l’ipotesi di un pre-accordo con una sospensione dei lavori di qualche giorno per permettere ai nordici di consultare i parlamenti e una ripresa per chiudere l’intesa. L’alternativa è il fallimentare rinvio a fine agosto.

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