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Scongiurati i costi aggiuntivi

La nuova fatturazione non porta costi aggiuntivi alle imprese. Queste ultime e i professionisti potranno, infatti, utilizzare la numerazione che riterranno più opportuna, anche senza abbinare al numero progressivo, l’anno di riferimento. Ciò emerge dalla risoluzione n. 1/E di ieri dell’Agenzia delle Entrate che è intervenuta sulle novità introdotte nella lettera b), comma 2, dell’art. 21, dpr 633/1972.

In pratica, le Entrate hanno confermato che il contribuente, nonostante le novità intervenute a decorrere dall’1/1/2013 che non obbligano al mantenimento di una numerazione in ordine progressivo per anno solare, deve solo indicare un “numero progressivo che la identifichi in modo univoco”.

Come indicato nei giorni scorsi dalle varie associazioni professionali e dalle software house, (ItaliaOggi, 10/01/2013) la nuova formulazione del comma 2, dell’art. 21 del decreto Iva ammette sia una numerazione progressiva, senza azzeramento all’inizio di ciascun anno solare ovvero progressiva, con azzeramento all’inizio di ogni anno solare; in pratica se nell’anno 2012 il contribuente ha chiuso le fatture emesse con il progressivo n. 520, lo stesso potrà ripartire nel 2013 con il n. 521 ovvero potrà ripartire, in alternativa, con il n. 1.

La dottrina, in tale secondo caso, si è posta il problema di come applicare, in pratica, la locuzione “in modo univoco” ritenendo di dover abbinare al numero progressivo l’anno di riferimento; di conseguenza, le fatture emesse dal 1° gennaio 2013 avrebbero dovuto riportare una numerazione progressiva a partire dal n. 1/2013 o 1 del 2013, con azzeramento e ripartenza nella medesima modalità alla decorrenza del 1° gennaio 2014.

Soltanto pochi autori hanno sostenuto la possibilità di continuare la classica numerazione (1, 2, 3 e così via) senza l’apposizione dell’anno, in quanto lo stesso art. 21, dpr n. 633/1972, prescrive l’indicazione della data di fattura, con la conseguenza che l’indicazione del numero in progressione (1, 2, 3, ecc..) seguito dalla data di emissione (10.01.2013) consente, di per sé, il rispetto dell’identificazione univoca.

In effetti, l’art. 226 della Direttiva 2006/112/CE, non modificato nei contenuti con il recepimento della Direttiva 2010/45/UE, ha stabilito che la fattura deve possedere “un numero sequenziale, con una o più serie, che identifichi la fattura in modo unico”, superando sicuramente le precedenti indicazioni (Agenzia delle Entrate, circolare n. 45/e/2005 § 2.3.1) che prescrivevano la progressione numerica “per ciascun anno solare”.

La norma domestica, però, non è cambiata e il recepimento della Direttiva 2010/45/UE ha solo inteso avvicinare il tenore letterale della norma nazionale a quello della stessa direttiva, senza avere l’intenzione di stravolgere niente.

Pertanto, oggi, grazie anche ai chiarimenti forniti, gli operatori godono di un’ampia facoltà, potendo utilizzare tutte le progressioni dagli stessi ritenute più opportune, comprese quelle da sempre utilizzate, anche al fine di non dover assumere costi aggiuntivi per la modifica (non elementare) dei software.

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