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“Sconcertato dalla vicenda Mps le banche si allontanino dalla politica”

Dal cellulare con Che Guevara sullo schermo di Giuseppe Mussari, al cellulare con suoneria “Fratelli d’Italia” di Antonio Patuelli. Per l’Abi la transizione alla presidenza è di quelle brusche. Il leader dei senesi ha sparso amarezza nell’ambiente, ma la sua avventura è materia per gli inquirenti e gli storici. All’associazione è il turno dei banchieri “piccoli”, e del presidente della Cassa di Ravenna. Malgrado sia anche lui avvocato, e abbia anche lui un passato in politica (nei Liberali) non è proprio della stessa pasta dell’ex senese. E alla sua prima intervista esprime «sconcerto» per il caso Mps e promette un’associazione più europea e battagliera, oltre che più distante dai crocicchi della politica.
Eredita pesante, la nomina in un momento come questo.
«E’ una fase delicata, ma non c’è tempo da perdere con i sentimenti. Da un punto di vista politico, siamo in una fase di passaggio, con un governo non in piena operatività ma che e comunque ha delle possibilità. Già questa settimana farò visite di rispetto istituzionale ai vertici di Tesoro, Consob, Antitrust e Corte costituzionale, quindi al vice presidente del Csm. Poi al sottosegretario della presidenza del Consiglio. Sabato a Bergamo ritroveremo il governatore di Bankitalia, al Forex».
Qual è l’agenda tematica del suo mandato?
«La stileremo insieme ai banchieri del Comitato esecutivo nella riunione del 20 febbraio. Riunione che sarà seguita da un consiglio Abi, già in calendario e che sarà l’occasione per fare una verifica programmatica».
Che cosa va aggiornato?
«L’Italia non è più al centro del mondo bancario, come pensavano nel ‘300, e tantomeno della produzione normativa. Il nostro orizzonte non deve essere nazionale e tantomeno nazionalistico. Da Bruxelles e Francoforte vengono le novità».
Allude alle normative Basilea 3 e ai test Eba, poco favorevoli agli italiani?
«Certo, noi vogliamo un campo operativo totalmente livellato. Per questo auspichiamo al più presto l’Unione bancaria. E’ contro gli interessi delle banche italiane operare con un’unica moneta e unica banca centrale, ma subire contraddizioni normative, come sull’assorbimento di capitale dei crediti e sul trattamento fiscale delle perdite».
Non crede che queste penalizzazioni siano frutto di un’azione poco efficace dell’Abi?
«A migliorare si è sempre in tempo, figuriamoci. Tenga conto che una tra le prossime novità sarà l’apertura di una sede di rappresentanza a Francoforte».
Quali sono le priorità del suo mandato?
«Le esprimeremo il 20 febbraio».
La deducibilità delle perdite su crediti è una priorità?
«E’ una priorità e non di oggi, che se concessa sbloccherebbe molto problematiche tra istituti e aziende ».
Ha detto che le banche vanno liberate dall’influenza della politica. Altra priorità?
«Le banche devono essere distinte e distanti dalla politica. Il banchiere deve essere e apparire come è e appare il sacerdote. Questo vale anche per i conflitti di interesse e le pressioni nell’erogare crediti. E’ il lavoro più complesso del mondo, va svolto con grande asetticità».
Anche le fondazioni bancarie vanno tenute “distinte e distanti” dalla politica?
«Di fondazioni ce ne sono 89, e molto diverse tra loro. Se lei allude alla fondazione Mps, le dico che ci vedo un caso, non ne vedo decine».
E del caso Mps che cosa pensa?
«Il mio giudizio da lettore dei giornali è di sconcerto, sono sconcertato e di conseguenza continuerò a leggere con attenzione. Per fortuna ci sono persone che ne sanno più di noi e hanno il compito di accertare e ricostruire i fatti».
Sei mesi fa in Abi lo avete confermato per un biennio.
«In associazione vi fu collegialità sul suo conto, e non abbiamo mai avuto elementi di sorpresa, tanto che i cinque saggi ne proposero la conferma in modo unanime. Poi, per essere precisi, l’angelo custode non è un essere umano… ».
L’angelo custode magari no, ma Bazoli qualche perplessità l’aveva espressa.
«A giugno, il professor Bazoli mi disse che avrebbe cercato maggiori informazioni sul suo conto. Ma evidentemente non le trovò, tanto che votò anche lui insieme agli altri saggi per la conferma di Mussari».
Teme altri cali di immagine per i banchieri dopo il caso Mps?
«La vicenda è ormai circoscritta, vedremo gli sviluppi delle indagini, ma mi pare che il focus ci sia già. Le banche hanno un’immagine bivalente: nei territori in cui operano è molto migliore di quella del quadro generale. Sarà cura dell’Abi far sì che l’immagine territoriale prevalga ».
Il suo passato in politica non è un vincolo oggi? Secondo un quotidiano sarebbe anche in una lista massonica.
«Quanto alla politica, da 20 anni ne sono fuori, e per quel che vedo in tivù non ho voglia di rientrarci. Sul resto, dico risolutamente che non sono mai stato massone. Faccio parte per me stesso e le istituzioni: sfido chiunque a provare il contrario».

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