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Scompare la parola fallimento

Procedure di allerta volte ad anticipare l’emersione della crisi in aiuto all’imprenditore, con un nuovo ruolo per gli organismi di composizione della crisi, abbandono del termine fallimento e sua sostituzione con quello di insolvenza o liquidazione giudiziale e introduzione di una definizione dello stato di crisi. Estensione del controllo giudiziario in tutte le srl dotate o meno di collegio sindacale e obbligo degli organi di controllo societari e del revisore legale di avvisare l’amministratore della situazione di crisi. Sono alcune delle novità contenute nel disegno di legge recante «delega al governo per la riforma organica delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza», che, dovrebbe mandare in soffitta l’attuale dlgs 267 del ’42, varato mercoledì dal governo. I tempi presumibilmente non saranno brevi poiché una volta approvato dal parlamento lo schema di ddl delega saranno concessi ulteriori 12 mesi per la redazione dei decreti di recepimento con concreta possibilità che la riforma non venga alla luce prima degli ultimi mesi del 2017 o addirittura nel 2018.

La procedura di allerta. In relazione ad una specifica sollecitazione dell’Unione europea (Raccomandazione Ue n. 2014/135/Ue), finalizzata a consentire alle imprese sane in difficoltà finanziaria di ristrutturarsi in una fase precoce, per evitare l’insolvenza e proseguire l’attività, il ddl prevede l’introduzione di una specifica procedura di allerta volta ad anticipare l’emersione della crisi. Tali procedure, si legge nella relazione di accompagnamento «dovrebbero essere concepite in modo da incoraggiare l’imprenditore ad avvalersene. Perciò si è previsto che siano contrassegnate da confidenzialità e si è preferito collocarle inizialmente al di fuori del tribunale, per evitare il rischio che l’intervento del giudice possa essere percepito dal medesimo imprenditore o dai terzi quasi come l’anticamera di una successiva procedura concorsuale d’insolvenza. Si è quindi scelto di affidarle a un’apposita sezione degli organismi di composizione della crisi, già oggi contemplati dalla normativa in tema di sovraindebitamento, i quali, naturalmente, dovrebbero essere adeguatamente rafforzati e resi idonei all’espletamento di questo nuovo compito».

Nella procedura, si legge nell’articolo 4 del testo, si pone a carico degli organi di controllo societari (collegio sindacale in primis) ma anche del revisore e della società di revisione, l’obbligo di avvisare immediatamente l’organo amministrativo della società in merito all’esistenza di fondati indizi di crisi. In caso di omessa o inadeguata risposta dell’amministratore, gli organi di controllo dovranno informare direttamente il competente organismo di composizione della crisi. Anche i creditori qualificati (Agenzia delle entrate, enti previdenziali ecc.) dovranno segnalare al collegio sindacale o, in mancanza all’organismo di composizione della crisi gli inadempimenti dell’impresa, pena la perdita dei loro privilegi sui crediti di cui sono titolari.

L’estensione del controllo giudiziale. Di estremo rilievo, fra le previste modifiche del codice civile risulta l’estensione a tutte le srl, anche se prive di organo di controllo del controllo giudiziale. A riguardo, si segnala nella relazione, che va esclusa l’equivalenza dei poteri attribuiti ai soci con la tutela assicurata dall’art. 2409 c.c. In pratica, si tornerà alla situazione ante riforma del diritto societario con le procedure, ex art. 2409 c.c., ammesse in ogni società di capitali.

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