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Scommessa estiva sulle banche

La volatilità di Piazza Affari, nell’ultima settimana, indica molto chiaramente come i mercati siano diffidenti e nervosi verso il settore bancario europeo e verso le possibilità di tenuta delle economie periferiche (fra le quali c’è certamente l’Italia). Basta un’incertezza, e tutto crolla. Se invece c’è un elemento favorevole, il rimbalzo è assicurato.

Certo, così non è facile investire. Per di più, giovedì scorso, è arrivata la solita Moody’s a tagliare il rating di 15 leader bancari globali. Altra legna sul fuoco del ribasso. Non a caso i portafogli tecnici – basati sull’andamento grafico di benchmark e titoli – sono scarichi di azioni, mentre la gran parte è investita in bond sovrani dell’Europa core e in cash.

È anche vero però che il settore bancario, il più penalizzato negli ultimi anni e il più reattivo alle notizie (in positivo e in negativo), rappresenta una buona leva per chi è disponibile a scommettere che nel prossimo week end i decisori europei prenderanno le misure giuste per salvare l’Unione monetaria. Nessuna illusione di facili guadagni, sia chiaro, piuttosto una prova di coraggio per chi ha i nervi saldi e si può permettere un po’ di azzardo nella gestione del proprio portafoglio.

Al momento le preoccupazioni maggiori, per quanto riguarda il comparto a livello europeo, vengono dalla Spagna. Nella penisola iberica il banking è pesantemente zavorrato dal rapido deprezzamento degli immobili, dopo lo scoppio della bolla che si era creata sulle costruzioni.

E, non a caso, si continua a ragionare sul fatto che i 100 miliardi di euro garantiti dall’Europa alle banche spagnole dieci giorni fa (anche se Madrid ha diffuso uno studio per cui ne basterebbero 60 circa) non saranno sufficienti e che saranno inevitabili nuove richieste di aiuto.

«La dimensione del settore bancario spagnolo – osserva un recente studio pubblicato da Credit Suisse – combinato con il peggioramento della fiducia degli investitori indicano la necessità di misure chiare: una soluzione pan-europea, compreso anche l’intervento del Fmi, non si può escludere».

La lentezza della “pulizia” delle banche spagnole dai crediti inesigibili e il continuo affiorare di nuove perdite porta gli investitori a ragionare in termini estremamente pessimistici. Anche perché il tracollo del sistema bancario irlandese è ancora ben presente nei pensieri di chi gestisce i portafogli, portando a un eccesso di pessimismo anche rispetto all’Europa mediterranea. D’altra parte, sia in Spagna che in Grecia è continuato il deflusso di capitali, ritirati e trasferiti all’estero.

Questi movimenti, se non vi sarà un’iniezione di fiducia, continueranno e si allargheranno a tutti i Paesi dell’Europa periferica, aggravando così la situazione dei bilanci bancari. Già, ma come potrebbe tornare la fiducia? Con una “sana” ripresa economica, certamente. Ma questa possibilità non è alle viste. E allora chi rifinanzierà il sistema bancario? «Solo un “pacchetto globale” per istituti di credito ed emissioni sovrane – osserva lo studio di Credit Suisse – potrebbe stabilizzare la situazione».

Allo studio, in sede comunitaria, vi sono diverse soluzioni che ruotano attorno a questa idea, ma – al momento – si tratta appunto solo di discussioni. Mentre la crisi continua e miete sempre nuove vittime.

Anche Isabell Albus, analista di Allianz Global Investors, in una nota si pone il problema di chi sosterrà i costi del risanamento delle banche spagnole. «Il bilancio pubblico è in difficoltà – osserva Albus – e chiaramente il ciclo vizioso delle banche che finanziano il Governo che finanzia le banche non è sostenibile. Il Paese ha bisogno di nuovi capitali da parte degli investitori internazionali per sostenere i costi della ristrutturazione del settore bancario, diffondendo nuovamente fiducia sul futuro del Paese. Quando ciò accadrà, interrompendo il circolo vizioso dei finanziamenti, sarà il momento di investire ancora nelle banche spagnole».

Comunque, suggeriscono a Credit Suisse, «un investitore dovrebbe detenere anche titoli bancari nell’ambito di un portafoglio ampiamente diversificato».

Già, ma il sistema bancario europeo è destinato a collassare? «La visione di Credit Suisse è costruttiva – è la risposta –: pensiamo che, se la situazione degenerasse drammaticamente, la Bce non esiterebbe a fornire ulteriore liquidità. Inoltre aspettiamo una serie di provvedimenti a livello politico per stabilizzare il sistema bancario dell’eurozona».

Detto questo, e con tutte le cautele dell’approccio al comparto, quali sono i titoli bancari più interessanti da comprare? «Premesso che la nostra posizione a livello generale è neutrale sul settore bancario – concludono alla banca elvetica – ci piacciono realtà consolidate con una consistente presenza nel settore retail e private, come Hsbc, Lloyds o Barclays in Inghilterra e Ubs in Svizzera».

Le banche italiane non devono affrontare sfide della stessa complessità di quelle spagnole, sottolinea una nota di Morgan Stanley, ma la loro vulnerabilità non deve essere sottovalutata. «In assenza di una soluzione europea coordinata – è l’allarme di Ms – vediamo un significativo aumento del rischio per i titoli italiani del credito». Gli analisti di Morgan Stanley hanno così abbassato la raccomandazione su Intesa San Paolo a underweight con target 1,55 euro (prima era da sovrappesare con prezzo obiettivo 1,90), Mediobanca è scesa a sottopeso da neutrale con target 3,2 (prima 5,8) e Unicredit si conferma neutrale con target che però passa da 4,55 a 3,85 euro.

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