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Sciopero, sostituti di pari mansioni

Sostituire i lavoratori scioperanti con altri colleghi non è di per sé condotta antisindacale. La Cassazione – con la sentenza 14157, depositata lo scorso 6 agosto – detta limiti precisi in materia. In particolare, la Suprema corte afferma che il datore può sostituire i dipendenti in sciopero con altri, presenti sul posto di lavoro, purché questi ultimi siano adibiti a mansioni diverse, uguali o superiori (con maggiorazione della retribuzione) a quelle ordinariamente svolte, ma non inferiori. A meno che le mansioni inferiori non costituiscano un elemento marginale di quelle principali che, in ogni caso, debbono essere assorbenti. Inoltre, l’eventuale consenso dei lavoratori a svolgere mansioni inferiori non elimina il carattere antisindacale della condotta datoriale.
Violazione confermata
La vicenda vede coinvolta una società di cash and carry che ricorre in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Venezia per condotta antisindacale. Il giudice del merito aveva sostenuto la violazione dell’articolo 2103 del Codice civile per aver adibito a mansioni inferiori dei lavoratori in sostituzione del personale scioperante. I giudici di legittimità respingono il ricorso, affermando che la violazione di una norma di legge o di una disposizione collettiva integra una condotta antisindacale. Dunque, il comportamento del datore di lavoro che fa ricadere su altri lavoratori le conseguenze negative di uno sciopero mediante il compimento di atti illegittimi lede l’interesse collettivo del sindacato, tutelato dalla legge in modo distinto e autonomo da quello dei singoli. Lo lede, sottolinea il provvedimento, nella sua essenza: nella capacità, cioè, di difendere i diritti dei lavoratori mediante la coalizione solidale, poiché fa derivare dallo sciopero conseguenze illegittime per altri colleghi, dividendo al contempo gli interessi dei lavoratori e ponendoli in contrasto tra loro e con le organizzazioni sindacali.
In realtà, si potrebbe obiettare che, dalla lettura della sentenza della Corte costituzionale 28/1974, ai fini del giudizio ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, è ininfluente che l’accertamento della legittimità del comportamento del datore di lavoro sia legato alla violazione di una specifica norma di legge. Quindi, se la sostituzione del personale scioperante lede comunque l’interesse, costituzionalmente tutelato, del sindacato, non avrebbe alcuna rilevanza il demansionamento. Eppure, la consolidata giurisprudenza ritiene che esista una differenza sostanziale, in base alla quale l’antisindacalità della condotta del datore di lavoro viene in rilievo solo ove vi sia una palese violazione di legge o di contratto collettivo.
Un principio ripreso dalla Cassazione con la sentenza 12811/2009, che respinse il ricorso di una società autostradale condannata per avere spostato, in occasione di uno sciopero, 31 dipendenti apicali (dirigenti e quadri) ai caselli, in sostituzione del personale addetto all’esazione del pedaggio.
Niente «eccezionalità»
Altra rilevante questione sollevata dalla Suprema corte è se lo sciopero può essere ritenuto un evento eccezionale in grado di giustificare lo svolgimento di mansioni inferiori in deroga all’articolo 2103 del Codice civile. In particolare, la sentenza 15782/2011 ha affermato la legittimità della sostituzione se i lavoratori con qualifica superiore vengano adibiti a mansioni inferiori in maniera eccezionale, marginale e per specifiche e obiettive esigenze aziendali. In effetti, la deroga appare alquanto forzata, poiché lo sciopero non può rappresentare l’eccezione, stante il fisiologico ricorso a questo strumento.

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