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Sciopero generale, la Uil apre alla Cgil

Sindacati verso lo sciopero generale contro la politica del governo: dalla manovra, al Jobs Act, alle mancate risposte sul pubblico impiego e le pensioni. Ieri la Uil ha lanciato l’astensione di tutte le categorie chiedendo un’interlocuzione agli altri sindacati: la Cgil, che ha già proclamato uno sciopero generale per il 5 dicembre, la Cisl che ieri ha indetto quello del pubblico impiego e che è contraria a quello generale «senza obiettivi precisi e con motivazioni confuse o ideologiche», e l’Ugl, che ha aderito a quello della Cgil. I segretari si vedranno stamattina al congresso della Uil per verificare un’azione comune.
Ma intanto anche Forza Italia chiama la piazza contro il «governo delle tasse»: il 29 e 30 novembre ci saranno iniziative su tutto il territorio nazionale che culmineranno sabato 29 in piazza San Carlo, a Milano, con l’intervento di Silvio Berlusconi. Ieri il partito ha presentato i propri emendamenti alla legge di Stabilità: «Quello su cui puntiamo — ha spiegato Renato Brunetta — è l’abbassamento della pressione fiscale a partire dalla casa» tornando al «modello Berlusconi», cioè l’esclusione della prima casa dalla tassazione con riduzione della pressione per 20 miliardi, coperti per metà dalla spending review firmata da Carlo Cottarelli e per metà dalla cancellazione del bonus di 80 euro, definito un «imbroglio».
Forza Italia vuole cancellare anche l’aumento di Iva, benzina e accise per 51,6 miliardi in tre anni, eliminando le clausole di salvaguardia. La copertura verrebbe dai risparmi in termini di servizio del debito derivanti da un grande piano di attacco al debito pubblico. A Brunetta, che lunedì ha aperto un confronto con la Cgil, ieri Daniela Santanchè ha detto: «Con la Camusso mai: rappresenta tutto il contrario di ciò che abbiamo sempre pensato».
Ieri anche la sinistra del Pd ha presentato i propri emendamenti alla manovra per «correggere il segno della politica economica del governo» ha detto Stefano Fassina. Otto gli emendamenti sottoscritti da una trentina di deputati. Due riguardano il bonus bebè e il bonus Irpef. Per gli 80 euro l’idea è utilizzare l’Isee (Indicatore situazione economica equivalente) per ridefinirne l’attribuzione, tenendo conto della «composizione del nucleo familiare e di eventuali altri redditi» con un limite di reddito a 15 mila euro. Anche per il bonus-bebè varrebbe tale limite.
Un terzo emendamento prevede che la decontribuzione per i contratti a tempo indeterminato riguardi solo quelli addizionali rispetto a quelli già esistenti: le risorse recuperate finanzierebbero la riforma degli ammortizzatori sociali. Per i lavoratori autonomi, titolari di posizione Iva e iscritti alla gestione separata Inps, viene cancellato l’aumento di contribuzione previdenziale dal vigente 27 al 33%. Le misure per la produttività e il sostegno alle micro e piccole imprese passa attraverso la ristrutturazione dello sgravio Irap. Infine parte dei proventi delle privatizzazioni viene dirottata in un fondo per la sicurezza del territorio e contro il dissesto idrogeologico.
Oggi il governo dovrebbe presentare i propri emendamenti più importanti. «Gli 80 euro non si toccano» ha annunciato ieri il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Il governo sta valutando la possibilità di rendere strutturale la compensazione dei debiti delle imprese con il Fisco con i crediti da loro vantati nei confronti della Pa e di elevare l’esenzione fiscale dei buoni pasto fino a 7 euro per i ticket elettronici, a 6 per quelli cartacei. Sempre il governo ha presentato un emendamento che autorizza la Difesa a vendere gli immobili liberi di pregio all’asta riducendo il prezzo di vendita da porre a base d’asta. Ieri in commissione Bilancio è stata bocciata la proposta di trasferire le risorse della Cassa conguaglio per il settore elettrico alla Tesoreria unica. Intanto in attesa del giudizio che la commissione Ue darà lunedì sulla manovra, il ministro ha detto di aspettarsi che nell’ultimo trimestre la macchina dell’economia «smetta di scendere».
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