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Scioperi, riparte il confronto sulle nuove regole per i trasporti Il nodo della rappresentatività

Regolamentare e disciplinare. Gli strumenti sono il referendum tra i lavoratori prima dello sciopero e l’obbligo di comunicare in via preventiva la decisione di astenersi dal lavoro. L’ennesimo venerdì nero dei trasporti (quattro giorni fa) ha evidenziato l’urgenza di rimettere mano alle regole che stabiliscono il diritto di scioperare. Il caos dei giorni scorsi, non a caso, ha innescato il riavvio da domani della discussione del disegno di legge per regolamentare gli scioperi, fermo al Senato dall’autunno scorso. L’obiettivo è disciplinare il diritto di sciopero, salvaguardando il diritto alla mobilità e alla circolazione degli utenti. Evitare, insomma, che piccole sigle sindacali proclamino scioperi, mettendo in scacco il Paese. Da domani a Palazzo Madama riprende la discussione del testo unificato che raccoglie le proposte dell’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (Alleanza Popolare), e di Pietro Ichino (Pd). Il documento, all’esame congiunto delle commissioni Lavoro e affari costituzionali, fissa le nuove regole per stringere le maglie nel settore dei trasporti. La prima novità riguarda l’introduzione del principio di rappresentatività, ossia solo i sindacati più grandi possono proclamare l’astensione dal lavoro. Per le organizzazioni sindacali al di sotto della soglia del 50% della rappresentanza scatta l’obbligo di sottoporre la proclamazione a un referendum tra i lavoratori. A questo si aggiunga un ulteriore paletto: per indire il referendum è necessario un grado di rappresentatività di almeno il 20%. «Il referendum è un meccanismo efficace — spiega Sacconi — sebbene possa prestarsi al rischio di essere utilizzato come strumento di legittimazione da parte dei sindacati minori». Secondo l’ex ministro del Lavoro le leve per tutelare gli utenti e arginare gli scioperi indetti dalle mini sigle sindacali sono, come indicato nel testo, l’obbligo da parte dei lavoratori di comunicare in via preventiva l’adesione allo sciopero e una procedura più stringente nel meccanismo di revoca degli scioperi. Quest’ultima misura serve a limitare le conseguenze del cosidetto «effetto annuncio», anche quando nei fatti lo sciopero rientrano e viene revocato. Giro di vite anche sul fronte delle sanzioni, con multe più salate in caso di illeciti da parte dei lavoratori.

Andrea Ducci

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